Un errore ne genera venti diceva un saggio proverbio del passato e mai frase fu più giusta di questa analizzando l'attuale situazione in casa Roma. La squadra allenata da Eusebio Di Franceso sembra ancora un'accozzaglia di giocatori senza una linea guida da seguire nè un copione ben definito da recitare e il motivo non va ricercato solo nell'ultima campagna acquisti, da molti bocciata, bensì dalla prima della gestione Monchi condizionante per quella odierna e condizionata dal primo, grande e a oggi irrimediabile errore: l'acquisto di Patrik Schick.

MEGLIO UN DZEKO STREMATO DI LUI - Di Francesco ha provato in ogni modo, nel corso dell'ultimo anno e mezzo, a trovare una soluzione tecnico-tattica per l'impiego della punta ceca. Esterno, prima punta, perfino seconda punta accanto a Dzeko sacrificando ogni suo credo tattico. Nulla. Schick non riesce a crescere, a rendere, a tornare quello decisivo dei tempi della Sampdoria. E oggi, in piena crisi, l'allenatore pescarese continua a preferirgli un Dzeko giunto alla quinta gara consecutiva da 90 minuti in 16 giorni fra gli impegni con la Bosnia e con la Roma piuttosto che dargli una nuova chance.
PECCATO ORIGINALE -
Il peccato originale di Monchi, l'errore che ha condizionato le scelte passate e future. Sì perché fin dall'inizio Di Francesco non ha mai sposato il colpo Schick. Voleva l'erede di Salah, voleva quel Mahrez sfumato in extremis. La Roma inoltre, che lo ha acquistato con una formula particolare dalla Sampdoria, ha già investito 5 milioni per il prestito, 9 milioni più bonus (fino a un massimo di 8 milioni) per riscattarlo al 30 giugno 2018 e dovrà versare nelle casse della Sampdoria almeno 20 milioni di euro entro il 1 febbraio 2020.

ERRORI IN SUCCESSIONE - 
Un errore ne genera venti, dicevamo, perchè il budget impegnato per Schick e il suo mancato rendimento ha prima costretto la Roma a prendere in considerazione la cessione di Dzeko (che lo scorso gennaio era stato ceduto al Chelsea, ma ha poi scelto di restare) senza la possibilità di sostituirlo. Poi ha convinto Monchi ad investire e non cedere nel reparto degli esterni d'attacco (è arrivato Kluivert e non sono partiti Perotti ed El Shaarawy) e a spostare il mirino delle cessioni a centrocampo con l'addio a due perni come Strootman e Nainggolan. Infine a spendere gran parte del budget per sostituirli non considerando, ancora una volta, la possibilità di acquistare un sostituto all'altezza di Dzeko per il reparto offensivo. Tutto con una comunicazione pressochè nulla con un allenatore per cui, proprio partendo dall'utilizzo di Schick, il ds giallorosso ha perso lentamente stima e fiducia. Un errore ne genera venti e il tempo per rimediare è sempre meno.