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Esultanze da bollino rosso, vietate ai minori. Mertens, l’altra sera in Champions. Linguaccia esibita, gestualità che lascia poco spazio alle interpretazioni. Il belga poi ha spiegato che era un omaggio allo storico magazziniere del Napoli, Tommaso Starace, che ora spopola - oltre che nello spogliatoio azzurro - anche sul web. Una volta - diciamo fino agli anni ’70 - il gol era: segno, alzo le braccia, corro incontro al primo compagno vicino - come i personaggi di Mordillo - lo abbraccio, al limite sto fermo e lascio che a fare siano gli altri. Riva esultava da eroe greco: braccia alzate, schiena inarcata e sguardo al cielo. Mazzola agitava il pugnetto, Chinaglia lo faceva roteare. Rivera manteneva il suo aplomb. Chi deragliava veniva additato. L’urlo di Tardelli nel trionfo dell’Italia al Bernabeu ha dato il via libera, che ci scaraventò da un’Italia in bianco e nero ad un’era a colori. 

Appunto: da quel momento in poi ne abbiamo viste di tutti i colori. Ci sono mancate esultanze (quei calciatori che per rispetto alle ex squadre si fingono quasi imbronciati, scatenando ora ira e ora ilarità), altre spontanee, altre ancora pensate, studiate, provate nel tinello di casa e poi replicate a uso e consumo delle telecamere. E poi ci son le esultanze-hot, quelle vietate ai minori. L’altra sera, sempre in Champions. Bollenti ardori tra giocatori. In Ajax-Chelsea l’azzurro Jorginho ha festeggiato il gol-vittoria di Batshuayi andandogli a stringere le palle. Ma strette in una morsa, altro che. Se n’erano accorti in pochi - sia in campo che fuori - ma ci ha pensato poi il post sui social di Batshuayi a chiarire tutto. "Why?", ha chiesto l’attaccante al compagno di squadra. Per poi aggiungere: "Posso avere indietro le mie palle, per favore?". Le matte risate. 
 
Noi ricordiamo un Cristiano Lucarelli che dopo un gol in un Pisa-Livorno 0-3 stese la maglietta per terra e simulò un coito. O anche i giocatori del Potenza - c’erano Cuomo e Dettori - che finsero un’ammucchiata gigantesca, uno sopra l’altro, dando l’idea di divertirsi parecchio mentre attorno vi era (molto) imbarazzo. La scenetta più raccapricciante fu però quella che vide protagonista Francisco Gallardo che nel 2001 in un Siviglia-Valladolid di Coppa del Re - per festeggiare il gol del compagno Antonio Reyes - si esibì in un rapporto orale, nemmeno tanto accennato, sia detto per dovere di cronaca. Insomma: Gallardo addentò - letteralmente - il pene di Reyes. Che - beato lui - non si accorse di nulla. "Pensavo fosse un pizzicotto - disse a fine partita -. Mi sono accorto di cosa aveva fatto solo guardando le immagini in tv". Baci, bacetti, bacioni. Davide Nicola - oggi allenatore - ai tempi del Genoa festeggiò un gol andando a baciare una poliziotta in servizio a Marassi. Assai casto fu il bacio che si scambiarono Nervo e Bellucci dopo un gol, ai tempi del Bologna. Decisamente più hard invece quello tra Spinesi e Vargas, compagni nel Catania. 

Ai calciatori che si spogliano siamo abituati, alle calciatrici meno. Il più famoso strip-tease del calcio femminile è quello dell’americana Brandi Chastain dopo il rigore che consegna agli Usa il mondiale del 1999. La ragazza si inginocchiò, si tosse il reggiseno e si offrì così al mondo. Scoprimmo solo più tardi che era stata una mossa concordata con gli sponsor (del reggiseno). Del resto negli anni ’90 Ravanelli si copriva la faccia con la maglietta. Il furbastro mostrava sotto un’altra maglia, con il logo dello sponsor. Va detto: lo copiarono in molti. Deragliare nel trash è un attimo. Ricordate le «Huevas» di Simeone e quelle di Cristiano Ronaldo? Si potevano evitare, no? Ha fatto discutere un anno fa il centrocampista Sam Clucas dello Swansea che - dopo la doppietta contro l’Arsenal - ha simulato il logo del sito porno Simply LoveLeh Brotherhood. Contento lui, contenti tutti. Sesso simulato, ma non solo. Questione di eleganza, anche nei festeggiamenti. Che dire di quelli che fingono di fare pipì come cagnolini? Se l’esultanza di Mertens verrà presto dimenticata o comunque derubricata a goliardata, quella del centravanti del Liverpool, Robbie Fowler - in gol nel derby con l’Everton di vent’anni fa (1999) - mandò in tilt il calcio inglese, annessi e connessi. Ebbene: Fowler pensò bene di esultare avvicinandosi alla linea laterale e sniffando il gesso, o fingendo di farlo (e beccandosi quattro giornate di squalifica e 320.000 sterline di multa dalla Federcalcio inglese).