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Dieci anni fa il Barcellona scopriva Leo Messi. Il 17 ottobre 2000 la Pulce scendeva, insieme a papà Jorge e all'agente Horacio Gaggioli, la scaletta dell'aereo che da Rosario lo portava a El Prat, aeroporto di Barcellona. Una città nuova, una realtà nuova. Una città che sarebbe diventata la sua casa. 

Che sarebbe diventato un campione lo sapevano in molti. Nonostante i 13 anni, nonostante i 120 cm di altezza, nonostante una malattia ormonale che gli bloccava la crescita. Lo sapeva soprattutto Charly Rexach, responsabile del centro di formazione del Barcellona, che per portare Messi in Spagna ha convinto il club blaugrana, ha offerto le cure necessarie al baby-prodigio (900 euro mensili) e ha reso possibile il trasferimento dell'intera famiglia. Tutto ufficializzato dopo un contratto informale firmato in fretta e furia su una salvietta del Club de Tennis di Pompeya.

Nel primo incontro, con giocatori più grandi, Messi segna cinque gol e colpisce una traversa. Due anni dopo, il 5 aprile del 2002, Roberto Martinez del Mundo Deportivo scrive: "I cadetti B del Barcellona sono un Dream Team e hanno il nuovo Maradona". A 15 anni Messi vince la coppa Catalogna insieme a Fabregas e Piqué. Il 16 settembre 2003 Rijkaard lo fa debuttare in prima squadra, in un match amichevole contro il Porto. Messi incanta e si guadagna, a 16 anni, per la prima volta, la prima pagina del Mundo Deportivo: "Ecco il fenomeno del futuro".

Tutto il resto è storia. Le due Champions League, i quattro campionati spagnoli, la coppa del Mondo per Club, il pallone d'Oro. I gol, le giocate e quella voglia di giocare a pallone che, a 23 anni, resta quella di dieci anni fa. Quando scendeva la scaletta dell'aereo che lo portava a Barcellona. Pronto a stupire il mondo.

Il Barcellona e Messi, un amore che è destinato a durare. L'argentino ha ribadito anche ieri, in occasione di un appuntamento pubblicitario, di voler chiudere la carriera in blaugrana. Barcellona, mes que un club. Barcellona, Messi que un club.