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Oggi, giorno e festa dell’Immacolata, la tradizione vuole che nelle case degli italiani vengano allestiti e addobbati gli abeti sotto i quali, la notte di Natale, verranno posizionati i pacchi con dentro i doni per grandi e piccini. Anche nell’eremo di Bucine le piccole Maria Vittoria e Sofia Elena aiuteranno la mamma, Federica, ad appendere sui rami le palline colorate e le luci intermittenti. Un lavoro al quale partecipava il babbo che questa volta non potrà esserci, perlomeno non fisicamente. Perché Paolo Rossi se ne è andato un anno fa proprio una manciata di giorni prima delle feste.

Domani, giorno della scomparsa, il mondo intero dedicherà almeno un istante di raccoglimento per ricordare un campione del calcio la cui immagine fa già parte della Storia. A Zurigo, per esempio, insieme con i ragazzi dell’Ottantadue si ritroveranno anche tanti personaggi i quali hanno segnato un’epoca per lo sport. Dal Brasile arriveranno Falcao e Junior che di Pablito furono prima vittime e poi amici. Nella hit dei libri più venduti è in testa “Per sempre noi due” il romanzo verità che Federica Cappelletti ha scritto per raccontare al mondo la sua grande e unica storia d’amore. Altre iniziative fioriranno qua e là emanando profumo di rose.

Per quel che ci riguarda a noi piace immaginare che Paolo Rossi, il campione della porta accanto, possa entrare nelle case di tutti per mettere i suoi pacchi dono ai piedi degli alberi di Natale. Oltre al libro scritto dalla moglie, impossibile leggendolo trattenere le lacrime tanta è l’empatia che trasmette, saranno numerosi e importanti i regali che ciascuno troverà all’interno delle scatole  insieme con un bigliettino, uguale per tutti, firmato da Paolo con il suggerimento “Fate i buoni”. Buoni e perbene come lui.

Il sorriso. Quello di Paolo Rossi. Sempre. Anche nelle situazioni più complicate o sgradevoli il suo volto si presentava illuminato. Un segnale importante di serenità interiore per nulla di facciata. L’ottimismo e la positività al potere.

La partecipazione. Paolo non ha mai giocato con la vita da solista. Ha sempre voluto e cercato di muoversi e di agire facendo parte di un gruppo. In campo come nell’esistenza quotidiana. Non esagerava con il pronome”io”, ma preferiva quello di “noi”.

La solidarietà. Era benestante, non ricco. Ai suoi tempi strappare centomila lire in più a Boniperti era un’impresa titanica. Eppure parte del suo benessere economico lo ha sempre riservato a coloro che ne avevano più bisogno. Senza mai farlo sapere in giro.
La lotta. Quella che è indispensabile per risorgere dopo una caduta. E Paolo cadde, tanti volte, in maniera anche rovinosa. Tre menischi a inizio carriera, poi lo stop dopo essere caduto ingenuamente nella trappola del calcio truffaldino. Poteva crollare. Ogni volta è risorto.

La lealtà. Con gi altri, ma soprattutto con se stesso. Ammetteva di essere stato un uomo fortunato, ma non voleva abusare o sfidare la buona stella. Nello spogliatoio di Verona, a fine gara e solo, riusciva a stento a camminare per il dolore alle gambe. Pianse e annunciò il ritiro.

La natura. Il grande amore di Paolo. Le sue viti e i suoi ulivi, una passione trasformata in lavoro sulla cima di un colle senese. La semplicità come regola, Niente Miami o Los Angeles. Una trattoria in paese e un buon sigaro a fine cena. Poi via a casa, a bordo di un’automobile normale.

La fede. Non tanto quella verso il Dio dell’infinito, ma quella nel genere umano. Paolo non era uno scettico e pensava che, malgrado tutto, gli uomini possedessero un fondo di bontà e un senso dell’amore che li avrebbero comunque riscattati e “fatti perdonare”.

Sono questi alcuni dei  doni che Paolo Rossi ci ha lasciato. Scartiamo i pacchi oggi, anche se non è ancora Natale. Pensiamo a lui e faremo del bene anche a noi stessi.