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Il paragone è ambizioso: «Mourinho è molto più forte di me, maper vincere tutto ci ha messo due anni». Insomma, anche per costruire l’Inter della tripletta è stato necessario un bel po’ di tempo. La Fiorentina di Mihajlovic ha altri obiettivi: in estate l’allenatore aveva parlato di traguardo Champions, ma la classifica delle ultime settimane impone altre considerazioni. La necessità, ora, è risalire e lasciare zone pericolose. Il confronto con l’Inter dello Special, in ogni caso, va avanti: «La vittoria della Champions è merito suo, ha fatto fare un altro passo in avanti alla squadra, dopo che con Mancini erano arrivate le vittorie in Italia. Tutto questo per dire che non cerco scuse, ma per dare un marchio alla squadra c’è bisogno di pazienza, e soprattutto di avere tutti i giocatori a disposizione». Confronto Finora Sinisa ha sempre contato gli infortunati, ma «in alcuni momenti ho comunque visto la squadra di carattere che volevo io, sul gioco invece siamo ancora lontani». L’ultimo ko è stato quello dell’Olimpico. L’allenatore aggiunge i particolari del confronto avuto il giorno dopo nello spogliatoio del Franchi: «Qui dite di aver inventato la lingua italiana, maanch’io credo di farmi capire. E comunque dopo aver spiegato le cose, chiedo se è tutto chiaro: chi va in campo sa sempre quello che deve fare. Ho preteso dalla squadra spiegazioni sull’atteggiamento rinunciatario che abbiamo avuto contro la Roma: mi hanno risposto che si sentivano più protetti a restare indietro. Da qui ho capito che non mi ero spiegato male, mache il nostro problema è psicologico, resto convinto che se giochiamo da Fiorentina possiamo mettere in difficoltà chiunque». Derby in famiglia L’ideale, per Sinisa, sarebbe averne una dimostrazione già oggi, nella partita contro il Cesena: «In campo avrebbe fatto comodo anche uno come me, mi facevo sentire, ed ero seguito». Stasera, almeno dall’inizio, non ci sarà neppure D’Agostino, pronto per entrare in corsa. Dall’altra parte dubbio Appiah-Schelotto, in avanti l’ex viola Jimenez con Bogdani. A sinistra c’è Giaccherini, che ha una storia particolare: fa l’esterno nel Cesena, è uno dei giocatori rivelazione dell’inizio di campionato, è nato a Talla (provincia di Arezzo) e ha una mamma (Patrizia) tifosissima viola. È lei che parla: «Se batte la mia Fiorentina non gli faccio trovare la cena pronta. Scherzi a parte, gli ho augurato di fare gol, gli ho detto che per una sera non deve pensare alla mamma». In tribuna sarà seguito da un piccolo esercito: tra parenti e amici di famiglia saranno in venticinque. C’è dell’altro: Giaccherini ha giocato diversi tornei con la maglia del Galluzzo, squadra della periferia di Firenze, roba di almeno dieci anni fa. E per una volta ha vestito anche il viola: «Era durante una partita tra ragazzini, per un provino. Allora la Fiorentina aveva un’opzione, manon fu fatta valere: spero che mio figlio non decida di vendicarsi ora».