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Avevamo di Mihajlovic un’immagine forse parziale, ma era l’immagine che lui voleva dare di se stesso: il duro a tutti i costi, l’uomo che non ha paure né debolezze. Quasi credevamo che fosse davvero così, ha visto la guerra e vissuto le crudeltà, niente sembrava poterlo scalfire, figurarsi se uno così può tremare davanti a una banda di teppisti vestiti da tifosi, per esempio.

Quando si è seduto al bancone per raccontare che aveva la leucemia, abbiamo scoperto l’altra parte di Sinisa, ce l’aveva tenuto nascosta e ce l’ha svelata tutta assieme. Ed è venuto fuori l’uomo che ripercorre con la memoria l'intera propria esistenza, che nasconde alla moglie la notizia della malattia per proteggerla dal dolore, che si chiude in camera da solo e piange. Ma soprattutto abbiamo conosciuto l’uomo che racconta di avere fatto tutto questo, perché in fondo essere duri vuol dire anche svelare le proprie debolezze.

Ci ha commosso, Mihajlovic, e mentre parlava le lacrime non sono venute solo a lui. E’ stato sensibile e intelligente quando ha trasformato la sua storia, ancora così recente, in una lezione per chi lo stava ascoltando: la prevenzione è fondamentale. E non ha detto che giocherà questa partita per la vita con la voglia di vincerla: ha affermato, più volte, che la vincerà di sicuro, perché la giocherà all’attacco, come piace a lui, due gol e tutti a casa.

Tutti noi, ovviamente, siamo con lui.

@steagresti