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Senza essere fatale, anche se per nove minuti lo è sembrata, Verona restituisce il sorriso e la vetta della classifica al Milan quando mancano solo sue giornate alla fine del campionato. Più due punti sull’Inter e un ultimo ostacolo insidioso: l’Atalanta, il prossimo turno a San Siro, mentre non meno ostica per l’Inter sarà la trasferta di Cagliari. Infine, all’ultima giornata, entrambe le contendenti faranno tre punti (il Milan con il Sassuolo, l’Inter con la Sampdoria) quindi tutto si decide in settimana. Mercoledì la finale di Coppa Italia, nel week-end chi metterà le mani sullo scudetto.

Sono ancora convinto che il Milan possa perderlo perché l’Atalanta, ieri risorta a La Spezia, è in piena corsa per un posto in Europa e se è in forma (e mi è parsa in ripresa) può battere tutti. Tuttavia solo una fragorosa caduta in casa dei rossoneri può permettere all’Inter di confermarsi campione. In caso di pareggio sarebbe fatta perché è letteralmente impossibile che il Milan perda o pareggi a Reggio Emilia con il Sassuolo. Il beneficio di avere due risultati su tre contro l’Atalanta non è un vantaggio da poco perché, a ben vedere, un pari potrebbe essere bene accetto anche dalla compagnia di Gasperini. Ma non siamo più in quel tipo di calcio in cui si tira a campare con i pareggi. La rivalità è costante, la posta sempre alta.

Però, scollinando Verona, il Milan vede vicino il traguardo. E, pur strameritando la vittoria, continua a non convincermi una capolista che non segna né con gli attaccanti titolari, né con le riserve, che benedice l’ennesima serata di grazia di Leao (due assist) e Tonali (due gol), che può dirsi fortunata ad essere riemersa dallo svantaggio e, dunque, dall’apnea che avrebbe potuto comportare, quando mancavano pochi secondi alla fine del primo tempo. Non sarebbe stata la stessa cosa andare all’intervallo sotto di un gol, non sarebbe stato lo stesso Verona quello dell’inizio di ripresa, forse non sarebbe stato lo stesso Milan quello che ha realizzato il sorpasso e poi chiuso il conto con un destro di Florenzi appena entrato.

Se l’ultima, come detto, non conta, lo scudetto si assegna domenica. E l’Atalanta è l’unica che può strapparlo al Milan. Il Verona ci ha provato. E, pur avendo subìto sia gioco sia occasioni dall’avversario, è andato anche in vantaggio (38’ Faraoni) credendo di avere tempo (l’intervallo) e spazio (le ripartenze nella ripresa) per castigare ancora il Milan. Invece uno stratosferico Leao ha seminato Casale nell’uno contro uno e, giunto sulla linea di fondo, ha messo la palla in mezzo dove Tonali, in qualche modo, l’ha spinta dentro. Era il 47’ passato e, poco dopo, Doveri ha fischiato la pausa.

Va detto, con onestà intellettuale, che il pareggio del Milan è stato tutt’altro che casuale. Primo, perché Tonali aveva segnato un gol in precedenza (15’ lancio di Maignan, incertezza di Ilic e diagonale del centrocampista rossonero) annullato per fuorigioco. Secondo, perché la squadra di Pioli aveva creato almeno tre occasioni (Krunic di testa, Calabria dopo scambio con Tonali e Giroud parato) sulle quali avrebbe potuto costruire il vantaggio.

Il Verona, naturalmente, non è rimasto a guardare e a parte il gol (grande imbeccata di Caprari per Lazovic e cross per la testata vincente di Faraoni) ha avvicinato la porta di Maignan con una girata di Caprari e un tiro di Simeone sull’esterno della rete. Giusto, dunque, che il primo tempo sia finito in parità. Ma giusto anche che l’avvio del secondo, da parte del Milan, venisse premiato con il vantaggio che ha spaccato la partita. Il Verona ha subìto il contropiede dopo un calcio d’angolo a proprio favore, ma sia l’apertura di Saelemaekers per Leao, sia la progressione del portoghese sul fianco destro della difesa veronese sono stati da applausi. Così, esattamente come nel primo gol del Milan, Leao ha guadagnato agevolmente il fondo, poi ha messo in mezzo per l’accorrente Tonali che, di destro, facile facile ha depositato in rete.

Il Verona non è scomparso, ma ha accusato il colpo. E, fino all’ora di gioco, il Milan ha controllato senza subire nulla. Anzi (63’) ancora Leao, al termine di un’elaborata azione offensiva, ha calciato all’improvviso costringendo Montipò alla deviazione. I cambi (Rebic per Giroud, Messias per Saelemaekers, Bennacer per Krunic, Ibrahimovic per Leao e Florenzi per Calabria) hanno premiato Pioli. Se è vero, come è vero, che, appena due minuti dopo essere entrato (88’), Florenzi, servito sulla corsa da Messias, ha fulminato il portiere veronese.

Il 3-1 ha sigillato una partita finita da tempo. Quando Tudor ha fatto le sue sostituzioni (Depaoli per Faraoni, Hongia per Casale, Lasagna per Simeone, tutti tra il 66’ e il 71’) il Verona si era già arreso. E non c’entrano le motivazioni, ma, casomai, la qualità nella continuità. I gialloblù avrebbero dovuto andare tutti al massimo legati dall’invisibile filo del gioco. Invece il filo si è spezzato sugli strappi di Leao e sul dinamismo di Tonali. Florenzi ha fatto un gol non banale: era fuori da un mese per un menisco operato, è rientrato e si è imposto come il più affidabile degli interpreti. Complimenti a lui. A chi lo cura e a chi lo allena e mette in campo. Insomma, questa volta pèiù di altre, ha vinto Pioli.


IL TABELLINO
Hellas Verona-Milan 1-3

Marcatori: 38' p.t. Faraoni, 47' p.t. Tonali, 15' s.t. Tonali, 43' s.t. Florenzi

Hellas Verona (3-4-2-1): Montipò; Ceccherini (dal 34' s.t. Sutalo), Günter, Casale (dal 22' s.t. Hongla); Faraoni (dal 22' s.t. Depaoli), Tameze, Ilić, Lazović; Barák, Caprari; Simeone (dal 28' s.t. Lasagna).

Milan (4-2-3-1): Maignan; Calabria (dal 39' s.t. Florenzi), Kalulu, Tomori, Theo Hernandez; Tonali, Kessié; Saelemaekers (dal 18' s.t. Messias), Krunic, Leão (dal 39' s.t. Ibrahimovic); Giroud (dal 18' s.t. Rebic). 

Arbitro: Doveri

Ammoniti: 46' p.t. Faraoni, 46' p.t. Leao, 28' s.t. Ilic