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Game over: anche senza la certezza matematica, la sconfitta di Udine sancisce definitivamente l'uscita del Milan dalla corsa all'Europa League. Uno spot terribile per i rossoneri, che in questa partita si giocavano le residue chance di ridare slancio all'insperata rimonta sulla Fiorentina sesta in classifica, sotto gli occhi degli emissari delle cordate cinesi e thailandesi che in questi giorni stanno trattando direttamente con Berlusconi per l'acquisto del club. A sei giornate dalla fine ora il Milan si ritrova senza obiettivi, se non quello di galleggiare al di sopra dell'ottavo posto per evitare i preliminari di Coppa Italia.

QUESTO NON E' CALCIO - Nella gara più calda i rossoneri steccano e vengono messi sotto dalla squadra di Stramaccioni: una lezione di calcio da una formazione che nelle ultime 8 giornate aveva vinto solo una volta, una lezione di calcio inaccettabile per i tifosi del Diavolo. Nell'arco dei 90' il Milan non riesce mai a rendersi pericoloso se non in occasione del gol annullato ad Antonelli e concede tanto a Di Natale e compagni. Causa di questa pochezza è senz'altro l'assenza di gioco della squadra di Inzaghi, che non riesce mai a verticalizzare con rapidità e precisione per tutta la gara, situazione peraltro non nuova per i rossoneri, che nel corso della stagione si sono affidati più all'estro dei singoli: oggi però anche questi hanno tradito, con un Menez in formato fantasma a guidare la fila dei bocciati; lo stesso Pazzini, in gol nel finale su assist di Cerci, non è stato brillante alla sua seconda da titolare.

BUIO TOTALE, LA PANCHINA SCOTTA - L'esonero a sei giornate dalla fine senza prospettive di risalita, contando anche che a libro paga c'è ancora Seedorf, non è una soluzione che in casa Milan prendono in considerazione, ma se oggi Inzaghi si giocava le possibilità di restare sulla panchina rossonera anche la prossima stagione, il tecnico può cominciare a svuotare l'armadietto. Superpippo non gode più dell'amore incondizionato dei tifosi, che di fatto lo hanno scaricato e sperano nell'arrivo di un allenatore con maggior esperienza alle spalle. Galliani aveva già lasciato intendere che le chance fossero poche, da stanotte scendono ulteriormente verso lo zero.
NULLA DA SALVARE - In stagioni buie come le ultime due vissute dal Diavolo, una delle poche note positive può essere l'inserimento di qualche giovane promettente del vivaio che possa saggiare così l'atmosfera della Serie A. L'arrivo in panchina di Inzaghi poi, vincitore l'anno scorso del Torneo di Viareggio con la Primavera, lasciava supporre che alcuni ragazzi di maggior talento e personalità potessero avere delle occasioni per mettersi in luce con i grandi. Aspettativa brutalmente smentita: Di Molfetta, Calabria e compagni hanno trovato spazio solo nelle amichevoli, senza mai essere presi in considerazione per gare di campionato o Coppa Italia. Grottesca in questo senso la gestione di Alessandro Mastalli, sottratto alla Primavera di Brocchi (anche per il Torneo di Dubai) e convocato per 9 gare in Prima Squadra senza mai giocare un solo minuto. Tutte aggravanti per Inzaghi, che sprofonda assieme al Milan nell'anno più buio dell'era Berlusconi.

Federico Albrizio
 
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