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Guarda Ibra e impara. Classe '99 e nuovo numero 10 del Milan, durante gli allenamenti Brahim Diaz ruba con lo sguardo ogni segreto a Zlatan: "Vorrei avere la sua capacità di segnare e di capire il calcio come fa lui con la sua esperienza - ha detto a El Paìs - Sa sempre dare il consiglio giusto e indica già prima dove andrà il pallone. A me dice di avere personalità e di continuare così che farò grandi cose. E' un attaccante completo, imprevedibile: può segnare in ogni modo. E in area di rigore, comanda lui".

CHAMPIONS - "Matematicamente possiamo qualificarci, ci è mancata un po' di fortuna che in Champions ci serve sempre. Contro il Liverpool in casa abbiamo giocato bene, all'andata con l'Atletico abbiamo fatto una grande gara; stasera dobbiamo scendere in campo giocando come sappiamo e portando a casa la vittoria".

IL RUOLO - "Non credo che il trequartista stia sparendo, io gioco tra le linee ma posso fare anche l'esterno o il falso nueve in un 4-3-3. Nel ruolo in cui mi schiera Pioli mi trovo benissimo, è una zona di campo pericolosa dalla quale posso andare sia da una parte che dall'altra; e i difensori non sanno mai se uscire rischiando di lasciare troppo spazio oppure rimandare indietro con la possibilità di farmi andare uno contro uno. Il mio piede preferito? Ho la fortuna di aver sempre giocato sia con il destro che con il sinistro".

PADRE-ALLENATORE - "Mio padre è stato un mio grande allenatore, mi ha cresciuto come uomo ma anche come calciatore. A 12 avevo un mister che ci faceva mettere un calzino bianco sul piede buono, e uno nero su quello che sapevamo usare meno; durante le partitelle ci faceva giocare spesso solo col piede debole, e a me chiedeva spesso se mi fossi cambiato calzino perché non vedeva la differenza. Da bambino ho giocato molto per strada con amici più grandi, dopo scuola o allenamento prendevo sempre un pallone e andavo a giocare".
FUTSAL - "Quando ero piccolo mi piaceva molto il futsal, è un allenamento perfetto per muoversi velocemente negli spazi stretti e per provare qualche giocata. Se preferisco un numero a un gol? No, no. Segnare e aiutare la squadra a vincere è il massimo. Ma dall'altra parte non si può perdere quella magia che hanno tante giocate come la rouleta, la bicicletta... le persone si divertono a vedere queste cose.

IL CITY - A 14 anni lascia il Malaga per andare al Manchester City: "Non ho sentito il peso del trasferimento, ho solo pensato a vivermi l'opportunità. La famiglia mi ha seguito e mi ha aiutato molto, sono le persone più importanti nella mia vita. Il calcio mi piace anche guardarlo in tv con le mie sorelle (quattro, ndr), che spesso mi segnalano qualcosa se me la perdo".

ALLENATORI - "Con Guardiola ho imparato a leggere gli spazi e i movimenti, a lavorare molto sulla fase di non possesso per recuperare velocemente il pallone e ripartire. Anche con Zidane ho lavorato molto bene; con Pioli ho migliorato a difendere e a posizionarmi meglio in campo".

FUTURO - "Ora sono a Milano e sono concentrato sul Milan. Il Real lo seguo da lontano, adesso voglio godermi il fatto di giocare in un grande club come quello rossonero".