“Può essere la sorpresa”, ha detto Maldini di Samu Castillejo, presentato ieri a Casa Milan insieme a Laxalt e Bakayoko. “Per la sua personalità - ha precisato - il suo tipo di gioco e le sue caratteristiche”. L’ex giocatore del Villarreal è stato giustamente accolto dal popolo rossonero e dalla stampa italiana come un esterno d’attacco, l’alternativa a Suso, a destra. Persino il numero scelto, il 7, è un classico del ruolo, un chiaro indizio. Eppure le parole di Maldini, sommate al percorso, all’impiego concreto di Castillejo nell’ultimo anno di Liga, ci invitano a non irrigidire troppo l’inquadramento tattico del ventitreenne nato a Malaga. Vediamo perché.

CON MARCELINO ED ESCRIBA’ -  Castillejo passò dal Malaga al Submarino Amarillo nell’estate del 2015,  quando sulla panchina de La Ceramica sedeva ancora Marcelino, l’attuale tecnico del Valencia. Alla sua prima stagione nel Villarreal colleziona 28 presenze (19 da titolare), un gol e un assist. Viene impiegato esterno nel 4-4-2, il modulo preferito da Marcelino. In continuità col predecessore, nella stagione successiva, Fran Escribá schiera Castillejo tendenzialmente a destra, sempre nel 4-4-2. Sotto la sua guida l’esterno spagnolo cresce, aumenta le presenze in campionato (33), le maglie da titolare (24) e il numero di gol (2) e assist (4). Escribá viene confermato per la stagione 2017/18, ma dopo solo sei giornate, il 4-0 al Coliseum Alfonso Perez di Getafe gli costa l’esonero. Ecco un’azione di pressing del suo Villarreal, in casa contro il Betis, con Castillejo largo a destra. Ma siamo ancora al 10 settembre 2017...



CALLEJA, HOMBRE DE LA CASA - Al posto di Escribá la presidenza sceglie un ‘hombre de la casa’: Javier Calleja. Ed è proprio grazie a lui che Castillejo sboccia. Come mezzala, però! Calleja infatti rivoluziona subito, già dalla partita con l’Eibar (la settima), centrocampo e attacco. Si passa al rombo. L’intuizione del nuovo allenatore, da una parte, è quella di invertire Trigueros e Fornals, alzando quest’ultimo a trequartista e sfruttando la tecnica del primo non più nel doble pivote (con Rodri) ma come mezzala sinistra; dall’altra, il cambiamento tocca proprio il nostro Castillejo, a cui si chiede di stringere verso il centro e di trasformarsi così in un interno destro molto particolare. Chissà se Maldini, quando allude al suo “tipo di gioco”, si riferisce anche a questo. Sotto, il dinamismo del rombo mentre Castillejo mezzala serve un assist a Bakambu, in Villarreal-Las Palmas (22 ottobre).



Con Calleja l’ex numero 10 del Villarreal sale a 25 presenze da titolare, segna 6 gol ed effettua 7 assist: è la sua stagione migliore. Bisogna d’altronde specificare che il nuovo tecnico non si è irrigidito sul 4-3-1-2, ma ha saputo alternarlo o sostituirlo (specie nel girone di ritorno) col più classico 4-4-2. Allora Castillejo tornava esterno, con un bagaglio di conoscenze e una consapevolezza del gioco maggiore. Il frutto, probabilmente, di partite come questa qui sotto (Villarreal-Barcelona, 10 dicembre), in cui i compiti richiesti alla mezzala destra in fase difensiva erano molteplici, e richiedevano grande applicazione e dispendio di energie (si pensi al lavoro di Barreto o Praet nella Sampdoria di Giampaolo). Come ad esempio assorbire con una diagonale profonda e strettissima, tra centrale e terzino, l’inserimento in area di un avversario.



UN PO’ SUSO - Ma al di là della fase difensiva (ora non scambiatelo per una mezzala tout court o ancora peggio per il Barreto della situazione), al di là insomma del doppio utilizzo di Castillejo da parte di Calleja, il giocatore spagnolo resta un profilo molto offensivo. E’ tecnico e mancino, molto agile. Grazie alle sue qualità tecniche e di velocità interpreta entrambi i ruoli con le dovute differenze e limitazioni. Viene da una squadra che ama palleggiare, dunque sa quando colpire e quando invece è necessario un gesto tecnico ‘distensivo’ (nel possesso, la sua agilità, unita a una visione di gioco per l’appunto aumentata, lo aiuta a uscire da imbuti e strettoie). Nella stagione appena trascorsa, due volte da esterno (contro il Betis all’andata e il Depor al ritorno) e una volta da mezzala (contro il Real Sociedad al ritorno) è stato autore di gol che potremmo definire alla Suso. Uno contro uno col terzino, pallone spostato a sinistra verso il centro e tiro a giro sul secondo palo. Tre volte in un solo anno. La traiettoria più bella l’ha disegnata la penultima di campionato, in casa del Deportivo La Coruña. Un gol e un assolo che ricorda quello di Douglas Costa a Benevento. Palla all’incrocio lontano.



UN PO’ CALLEJON - Forse però Maldini si riferiva a un’altra qualità specifica di Castillejo, che lo distingue da Suso e lo avvicina un po’ di più a Callejon. Serviamoci ancora della stessa partita dell’Abanca-Riazor, stadio in cui il giovane spagnolo mise a segno una doppietta emblematica, esemplificativa delle sue due migliori qualità. Dopo il gol ad effetto, un taglio da saetta.



E’ infatti il taglio improvviso nell’ultimo terzo di campo (soprattutto dentro l’area) che a Suso manca. Questo è ciò che il Milan invidiava al Napoli, tentando Callejon. Pensate ora all’opzione che guadagnano Calhanoglu o Bonaventura convergendo da sinistra. Se volete una conferma, andatevi a vedere anche l’ultima di Castillejo in Liga, contro il Real Madrid: anche lì gol dopo aver attaccato lo spazio centrale, dietro la difesa (un taglio però molto più profondo, con partenza dietro la trequarti).