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Silvio Berlusconi ha messo in vendita il suo Milan e aspetta l'offerta giusta per cedere quanto meno una quota di minoranza della società. Dopo delle dichiarazioni d'interesse arrivate da Singapore, rispuntano le voci su una cordata araba. 

300 MILIONI PER IL 30% - Secondo l'edizione odierna di Tuttosport, la nuova proposta sarebbe di 300 milioni di euro per il 30% del club rossonero. Nelle scorse settimane sarebbero già avvenuti i primi colloqui tra esponenti della famiglia Berlusconi e i rappresentati di un gruppo d'investitori arabi, tra i quali alcuni membri della famiglia Mansour, già proprietaria del Manchester City in Inghilterra. L'interesse riguarda anche la costruzione del nuovo stadio di proprietà. 

SMENTITA DALLA CINA - Secondo il quotidiano China Daily, il Dalian Wanda Group sarebbe pronto ad entrare nel Milan con un investimento iniziale da 150 milioni di euro per il 30% del club, partecipando anche alla costruzione del nuovo stadio di proprietà. Il gruppo cinese presieduto da Wang Jianglin ha però smentito il tutto attraverso un comunicato stampa. Wang si è fatto conoscere di recente nel mondo del calcio per due investimenti: prima ha rilevato il 20% dell'Atletico Madrid per 45 milioni di euro e poi ha acquistato per un miliardo e 50 mila euro l'advisor Infront, che detiene i diritti tv del campionato di Serie A. 

ASSALTO A RAI, RCS E TELECOM - Milan a parte, Silvio Berlusconi sta preparando il futuro per i suoi figli, cinque, divisi da qualche rivalità. Basti pensare all'aspirazione di Barbara (costretta a sgomitare nel Milan per guadagnare spazio ai danni di un monumento della dirigenza sportiva italiana come Adriano Galliani) per la presidenza della Mondadori occupata da Marina, alla presidenza della Fininvest mentre Piersilvio guida Mediaset. Luigi ed Eleonora sembrano invece piuttosto defilati, anche per la giovane età. Berlusconi deve anche proteggere le aziende dall'assalto degli avversari politici e per questo ha cominciato la partita delle alleanze. Saltato il patto del Nazareno con Renzi, la Fininvest è partita all'attacco. Dopo aver fatto cassa cedendo il 5% di Mediolanum, il 7,7% di Mediaset, una quota di Ei Towers, tv digitali in Spagna, il 10% di Premium, i cinema e il golf di Tolcinasco per un incasso totale di 1,5 miliardi, ha sferrato l'uno-due Rcs Libri-Rai Way, che sta facendo traballare i fragili equilibri della finanza e dei palazzi romani. Il fine 'industriale' del doppio blitz è chiaro: costruire sotto il cappello di Arcore 'campioni nazionali' in settori dove la crisi ha limato i margini (l'editoria) o dove non c'è spazio per troppi concorrenti (le reti di trasmissione). A breve il governo Renzi metterà mano al destino della Rai e ai progetti sulla banda larga e sulle tlc: dopo l'affare con la spagnola Telefonica, Piersilvio punta al matrimonio tra Mediaset e Telecom Italia, gravata da 38 miliardi di debiti. Il primo azionista di Telecom è il finanziere bretone Vincent Bolloré, vecchio amico di Silvio. 

ANTIGUA TENTA SILVIO - L'obiettivo - dicono i maligni - è di renderli più appetibili in vista di un'eventuale vendita. Secondo il quotidiano La Repubblica, martedì sera Silvio Berlusconi avrebbe confessato ai propri collaboratori a Palazzo Grazioli: "Sono stanco, tutti tramano contro di me. Ho voglia di mollare, di andare via... Ho quella villa meravigliosa ad Antigua, dove sono stato solo una volta". La tentazione è forte. Quando saranno finiti i servizi sociali (il prossimo 8 marzo), Silvio Berlusconi vorrebbe mollare tutto, anche la politica, e trasferirsi oltreoceano, nel paradiso dei Caraibi dove ha una meravigliosa residenza. Il suo avvocato Niccolò Ghedini gli ha però fatto notare che non è scontato che gli venga subito restituito il passaporto, ritiratogli nell'agosto 2013. Pesano le altre questioni giudiziarie: il 10 marzo la Cassazione si pronuncerà sul primo processo Ruby (nel quale è stato assolto), mentre si va verso una proroga delle indagini per il Ruby ter.