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  • Milan, da Sabatini a Berta, da Bigon a Mirabelli: l'identikit dei candidati ds

    Milan, da Sabatini a Berta, da Bigon a Mirabelli: l'identikit dei candidati ds

    • Fabrizio Romano
    Un nuovo direttore sportivo, in tempi brevi. La prima mossa del nuovo Milan versione cinese, dopo aver individuato in Marco Fassone l’uomo ideale come riferimento dirigenziale, è legata subito al campo dell’area tecnica: l’era Galliani sta per chiudersi, in attesa delle decisioni che lo riguarderanno in prima persona. La proprietà rossonera sta già lavorando da tempo per individuare un ds che porti idee nuove, un mercato con modalità diverse e un vento innovativo sulla costruzione del Milan che verrà. C’è chi ha già detto no, come Fabio Paratici che rimane legato al progetto della Juventus o Piero Ausilio, fedele all’Inter dove è cresciuto e gode ancora di molta stima (presto potrà rinnovare). E ci sono quattro candidature sul tavolo, da studiare una ad una: Riccardo Bigon, Andrea Berta, Walter Sabatini e la tentazione Massimiliano Mirabelli. Come lavorano? Come può cambiare il Milan del futuro in base al direttore sportivo che verrà scelto?

    RICCARDO BIGON Poche parole, tanti fatti. La filosofia di Bigon è da sempre questa, il suo lavoro oscuro spesso dà risultati. Lo sanno bene in particolare a Napoli, dove è stato direttore sportivo dall’inverno del 2009 fino al giugno del 2015. Stagioni intense in cui il Napoli ha fatto il salto di qualità anche grazie al suo lavoro: Bigon ha portato tanti giocatori importanti a ottimi prezzi, dai 12 milioni di euro per Gabbiadini ai 7 milioni per Koulibaly per cui oggi ne sono stati rifiutati più di 50. Ha indovinato anche operazioni delicate come Mertens e Jorginho, scommesse vinte. Il suo capolavoro? Edinson Cavani. Preso per 17 milioni dal Palermo rivenduto per più di 62. Con lui è arrivato anche Higuain (ovviamente, col fondamentale apporto di Benitez) e si è dimostrato dirigente serio. Soprattutto, a Napoli è riuscito a vincere; non un traguardo facile, specialmente con le restrizioni che comporta lavorare con De Laurentiis, vedi diritti d’immagine e contratti delicati.

    Tra i suoi errori c’è qualche scommessa sbagliata, da Victor Ruiz a José Sosa passando per Edu Vargas, la più bruciante. Viene da un’annata deludente a Verona, dove non è riuscito a sostituire Iturbe e ha sbagliato con l’operazione Pazzini. Tra i suoi meriti, l’affare Viviani. Adesso a Bologna ha venduto più che bene un separato in casa come Diawara e non ha perso pezzi pregiati. Da sottolineare un ottimo scouting, gestito dal braccio destro Maurizio Micheli. L’incognita è la capacità a livello internazionale: riuscirebbe a raccogliere una sfida così grossa come gestire un Milan da ricostruire? Come scelta, è forse la più arrivabile tra i profili che ha in mente Fassone con la proprietà cinese.


    WALTER SABATINI – In questi anni, abbiamo imparato a conoscerlo a memoria. Tra gioielli sudamericani e sigarette, Walter Sabatini è uno dei profili più affascinanti accostati al nuovo Milan. Se ci fosse una carta d’identità del direttore sportivo, alla voce ‘segni particolari’ per lui ci sarebbe il fiuto sui talenti dal Sudamerica. Qualche esempio? Pastore al Palermo, Lamela e Marquinhos alla Roma. Ma anche da altre zone del mondo: tra i suoi colpi gente come Kolarov, Lichtsteiner, Pjanic. L’altra faccia della medaglia sono le scommesse che non vanno per il verso giusto. Dai vari José Angel a Bojan, a Roma sperano ancora che Gerson non sia il prossimo. In ogni caso, l’abilità da talent scout di Sabatini non si discute. Ma è un direttore sportivo da sostenere col portafoglio pieno e a cui lasciare la massima libertà sulle scelte, opprimerne la fantasia e le mosse può essere solo dannoso: meglio a quel punto scegliere una figura diversa.

    A suo favore, per il Milan, può esserci l’abilità a condurre trattative a livello internazionale, un’esperienza di tanti anni dietro la scrivania e la fame di un dirigente che ama operare direttamente senza affidarsi ad ‘amici’. Possono tornare i talenti dal Sudamerica, che mancano da troppo in rossonero; con rischi e pericoli del caso. In più, Sabatini è particolarmente abile a vendere bene i suoi giocatori: da Benatia a Osvaldo passando per lo stesso Lamela, le plusvalenze regalate alla Roma in questi anni sono notevoli. Con il club giallorosso, da mesi, il ds è in rottura totale. E un’estate priva di operazioni ‘alla Sabatini’ lo conferma. Non significa però che sia una figura facilmente arrivabile per il Milan: Pallotta vuole bloccarlo almeno fino a giugno, Sabatini pretende garanzie e libertà nella gestione dell’area tecnica. Limiti grossi quando si dialoga con una proprietà straniera, cui è abituato.


    ANDREA BERTA – Se c’è un profilo difficile da conquistare per il Milan da ricostruire, quello è Andrea Berta. Un italiano doc diventato grande in Spagna, poco reclamizzato in questi anni ma finalmente scoperto anche dalla ribalta internazionale. Perché quello che Berta sta realizzando all’Atlético Madrid è qualcosa di sensazionale: c’è anche un occhio, soprattutto una mente italiana dietro ai successi intelligenti dei Colchoneros. Dopo le esperienze al Carpenedolo poi al Parma, dove ha seguito il presidente Ghirardi con una parentesi anche al Genoa, da quasi cinque anni è il deus ex machina dell’Atleti dei miracoli. Lui gestisce l’area tecnica, affiancato al direttore sportivo Caminero con cui collabora con ottimi risultati. Un profilo internazionale molto legato a Jorge Mendes, rapporti buonissimi e una stima sconfinata da parte del potentissimo agente verso Berta, tanto da volerlo portare al Manchester United appena arrivato José Mourinho. Ma Andrea ha risposto no, grazie: troppo legato al progetto e alla mentalità dell’Atlético.

    Ecco perché il corteggiamento del Milan, ad oggi, sembra quasi la ricerca di un’impresa. Avere le chiavi di un rinnovamento rossonero affascina, Berta sarebbe l’uomo giusto al posto giusto: profilo internazionale, abilità nel prendere giocatori dal suo stesso campionato come dall’estero, la stima di molti procuratori e dirigenti. Tutti fattori ideali. Griezmann è il colpo di cui va più fiero, a cui aggiungere anche Oblak, preso da sconosciuto e sostituto perfetto di Courtois. Ma anche Josema Gimenez, un ’95 scovato al Danubio e diventato subito protagonista. Il prossimo ad esplodere? Angél Correa, acquistato dal San Lorenzo nonostante i problemi al cuore, un gioiello a cui Berta tiene troppo. Tutti buoni motivi per rimanere a Madrid, il Milan sa quando è difficile poterlo convincere, il legame con Simeone e con la filosofia dell’Atléti ad oggi pare indistruttibile.


    MASSIMILIANO MIRABELLI – Il Milan per lui sarebbe la grande occasione. L’opportunità di un uomo di campo per poter passare all’area tecnica di un club prestigioso: oggi, Mirabelli è il capo osservatori dell’Inter, braccio destro fidato di Piero Ausilio e figura molto apprezzata da Fassone già dai suoi ultimi tempi in nerazzurro. Sempre operativo sul mercato e con grande potere a livello di valutazione dei giocatori, Mirabelli potrebbe essere una figura sicuramente arrivabile per il Milan. L’unica incognita riguarda il grande salto: Mirabelli non ha mai gestito un’intera area tecnica da solo a questi livelli, nel suo passato tante vittorie nelle serie inferiori e un ottimo lavoro da consulente esterno alla Ternana che portò alla promozione in Serie B. Ternana che lo ha corteggiato anche quest’estate senza risultati.

    Nel curriculum anche una breve esperienza al Sunderland e da anni il lavoro prezioso all’Inter nella figura di capo scouting. Il Milan ci sta pensando, può essere un profilo innovativo; grande conoscenza dei giocatori e in crescita anche sull’aspetto della conduzione delle trattative, non è sempre il curriculum che fa il ds, vedi Giuntoli che ha iniziato subito bene al Napoli. Ecco perché i cinesi vedono di buon occhio anche un uomo di campo come Mirabelli. La lista rossonera è lunga, i profili sono diversi. Presto, il nuovo ds sarà realtà.

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