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Il campionato si avvicina e il tempo stringe, anche se la campagna acquisti, e quest’anno soprattutto cessioni, chiuderà soltanto il 31 agosto, dopo le prime due giornate. Non è ancora il tempo dei bilanci, quindi, ma delle prime impressioni sì, perché il Milan ha speso tanto senza rinforzarsi in proporzione. Sembra una contraddizione e invece non è così, perché la società rossonera ha speso prima per trattenere Tomori, Tonali e Diaz, poi per rimpiazzare Donnarumma, Mandzukic e Dalot rispettivamente con Maignan, Giroud e Ballo-Tourè, ma non Calhanoglu. I primi veri rinforzi, in aggiunta cioè ai giocatori che già c’erano, dovrebbero essere il laterale Alessandro Florenzi di 30 anni, e il centrocampista Yacine Adli, di 21 anni, del Bordeaux.

In attesa dell’ufficialità, il condizionale è d’obbligo perché mai come in questa estate sono stati accostati tanti giocatori al Milan che non sono mai arrivati. Rileggere, per credere, i nomi di ben undici candidati, in pratica un’intera squadra, quasi tutti già spariti dai radar. In ordine alfabetico, più che di apparizione sui quotidiani e sui siti, ricordiamo Bakayoko, Brandt, Ceballos, Damsgaard, Ilicic, Isco, Ramsey, Sabitzer, Tadic, Vlasic e Ziyech. Magari qualcuno arriverà davvero, ma intanto si può già fare una riflessione partendo proprio dal giocatore più vicino al Milan e cioè il fresco campione d’Europa, Alessandro Florenzi, di proprietà della Roma, reduce da una breve esperienza nel Psg che però non lo ha voluto confermare.
Nessun dubbio sulle sue qualità, ma siccome Florenzi ha sempre giocato a destra, più sulla linea dei quattro difensori che su quella dei centrocampisti, ci chiediamo perché dovrebbe sostituire Calabria che è stato uno dei migliori la stagione scorsa, o in caso contrario essere la sua riserva. Diverso è il discorso su Adli, che potrebbe rappresentare un’alternativa in mezzo al campo a Bennacer e/o Kessie, a prescindere dal fatto che entrambi saranno impegnati in coppa d’Africa in gennaio. Il vero discorso, però, va fatto sugli altri due ruoli ancora scoperti: il trequartista e l’attaccante. E’ vero che Diaz è stato promosso titolare con la maglia numero 10, ma in ogni caso manca una sua alternativa visto che dopo la fuga di Calhanoglu lo spagnolo è rimasto l’unico trampolino di lancio per le punte. E parlando di punte il discorso si complica ancora di più, perché se la difesa del Milan merita un posto in Champions, con Kjaer e Tomori titolarissimi e Romagnoli di scorta tra Theo Hernandez e Calabria, l’attacco è da Europa League, per quantità più che per qualità.

Come purtroppo era facile prevedere, infatti, i tempi di recupero di Ibrahimovic si allungano e siccome lo svedese in ottobre festeggerà i suoi primi 40 anni, non si può pensare che giochi tutte le partite, da solo o insieme con Giroud, che sembra giovanissimo vicino a lui anche se a fine settembre taglierà il traguardo numero 35. Nella migliore delle ipotesi, e cioè che né Ibra né Giroud si fermino mai per un raffreddore o una giornata di squalifica, due attaccanti sono troppo pochi per tenere i piedi in due scarpe, in campionato e Champions cioè. La Juventus in attacco ha Ronaldo, Morata e Kulusevski, l’Inter ha Lautaro, Sanchez e ora anche Dzeko, aspettando Correa o Zapata. Il Milan, quindi, non può commettere l’errore di rimanere così sguarnito in zona gol, visto che Leao è già stato bocciato più volte quando ha giocato al centro dell’attacco e Rebic è apparso un semplice e provvisorio ripiego. Già lo scorso anno, quando sembrava che bastasse Ibrahimovic, la società è corsa ai ripari a gennaio puntando su Mandzukic. Errare è umano, perseverare è diabolico a maggior motivo per chi ha il diavolo come simbolo. E siccome prevenire è sempre meglio che curare, il Milan deve darsi una mossa possibilmente prima che incominci il campionato. Perché in caso contrario sotto tanto fumo non ci sarebbe traccia di arrosto. E senza veri rinforzi rispetto alla stagione scorsa, il secondo posto acciuffato in extremis rimarrebbe soltanto un bel ricordo, impossibile da raggiungere ancora.