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Samir Handanovic, 35 anni, con il contratto in scadenza nel 2021, ha già raggiunto l’accordo per rimanere un’altra stagione con l’Inter. Gianluigi Donnarumma, 21 anni, con il contratto in scadenza alla stessa data, non sa ancora invece se dopo il 2021 rimarrà nel Milan, ammesso che non parta prima per l’Inghilterra o la Francia, come è sempre più probabile. Se davvero sarà così, sarebbe un peccato per il Milan che perderebbe il portiere della Nazionale, destinato a raccogliere l’eredità di Buffon, ancora in campo a 42 anni, il doppio esatto dell’età di Donnarumma.

Non è vero, infatti, come pensano molti, che il portiere non è determinante come un attaccante. Ripensare, per credere, a quanto ha pesato nell’Inter il recente infortunio di Handanovic e soprattutto all’importanza di Oblak per l’Atletico Madrid che ha parato tutto nell’ultima sfida di Champions contro il Liverpool mentre il suo collega Adrian, che sostituiva il titolarissimo Allison, ha spalancato la porta nel senso più letterale del termine a Llorente e Morata garantendo a Simeone lo storico successo ad Anfield con annessa qualificazione ai quarti di Champions.

​Come si vede, quindi, il portiere è determinante se è di assoluto valore come Donnarumma, l’unico vero campione del Milan.

E a questo proposito ricordiamo che nell’estate del 2006, grazie al decisivo assist del suo ex preparatore Vecchi, Galliani aveva già raggiunto l’accordo economico con Buffon, pronto a trasferirsi al Milan dopo la retrocessione della Juventus in serie B, ma Berlusconi disse che non si potevano spendere 30 milioni per un portiere e così si andò avanti con Dida, mentre Buffon dopo tredici stagioni gioca ancora…

Dopo aver rinunciato a Buffon, adesso il Milan rischia di perdere Donnarumma perché il suo procuratore Raiola non crede nel fondo Elliott, convinto che con questa gestione passeranno troppi anni prima che il club torni competitivo ad alti livelli. I fatti, per la verità, stanno dando ragione a Raiola, perché la società vuole ridurre il tetto degli ingaggi a un massimo di due milioni, un indiretto segnale del ridimensionamento tecnico. E come se non bastasse questo segnale, l’addio ufficiale di Boban e quello prossimo di Maldini sono un ulteriore ostacolo per una eventuale trattativa, perché in tempi non sospetti avevano entrambi fatto capire di voler trattenere il portiere.
Anche in questo caso, infatti, da una parte c’è una mentalità calcistica, mentre dall’altra ce n’è un’altra puramente economica. A questo punto, quindi, sembra molto difficile che Gazidis si metta a trattare con Raiola per una questione di principio, nella speranza di vendere subito il portiere per fare cassa e rinforzare la squadra.

A quel punto, bisognerebbe incominciare subito a prendere un altro portiere, ma non basterebbe perché quello stesso superficiale ragionamento è già stato fatale alla Roma che ha venduto Allison per 75 milioni, ma con quei soldi non è stata rinforzata la squadra che non è più tornata in Champions, mentre Allision l’ha vinta a Liverpool.

Per questi motivi Gazidis dovrebbe chiamare Raiola e mettersi a trattare, perché proprio il recente ingaggio di Ibrahimovic ha dimostrato, come i proverbi, che l’eccezione conferma la regola e nessuno come Donnarumma può rappresentare un’eccezione a livello economico, a patto di non fare follie. E allora, visto che già guadagna 6 milioni all’anno, mantenere questa cifra o ritoccarla leggermente, magari con formule nuove, potrebbe essere una soluzione che accontenta tutti.

Se invece Raiola chiedesse aumenti esagerati, sarebbe giusto dirlo chiaramente e vendere il portiere. Ma anche Donnarumna, invece di lanciare indiretti messaggi postando le sue foto con i libri per studiare l’inglese, potrebbe dimostrare il suo attaccamento al Milan in cui è cresciuto, facendo qualche sacrificio e soprattutto dicendo che vuole rimanere.

E anche se all’epoca non c’erano procuratori, ricordi la scelta di Baresi che sarebbe potuto andare alla Juventus e alla Sampdoria, ma accettò di giocare due campionati in serie B e poi fu premiato diventando il capitano del primo grande Milan di Berlusconi. Altri tempi d’accordo, ma l’attaccamento alla maglia, oltre che al denaro, sarebbe la prima risposta di Donnarumma per sperare in un nuovo grande Milan.