107
Cambiare l'ordine dei fattori non ha mutato il prodotto. Inzaghi ha variato modulo, passando dal 4-3-3 con Menez falso attaccante al 4-2-3-1  suggerito da Berlusconi e creato ad hoc per esaltare le qualità di un centravanti classico come Torres. Ma questo avvio di stagione ha dimostrato che i problemi prinicipali del Milan sono in difesa, un reparto che non fornisce le adeguate sicurezze e che finisce per concedere almeno una rete anche nelle partite in cui si subisce di meno, come è avvenuto in questo weekend a Cesena. L'allenatore sta proponendo praticamente tutte le coppie centrali possibili immaginabili, escludendo dalla rotazione solo gli epurati Zaccardo e Mexes, eppure la linea a 4 rossonera continua a recitare il ruolo della banda del buco.

GLI STESSI PROBLEMI DI SEEDORF - Problemi di concentrazione, le solite disattenzione sulle palle inattive, unite agli svarioni concessi regolarmente da quei giocatori che già negli anni scorsi avevano lasciato una sensazione di profonda insicurezza (Abate, Bonera, Zapata, Abbiati), sono alla base dell'andamento lento nelle prime 5 di campionato, nonostante un avvio molto promettente con 6 punti nelle prime due gare. La sconfitta con la Juventus ci sta, vista l'evidente disparità tecnica tra le due formazioni, ma la scarsissima personalità esibita al cospetto dei campioni d'Italia è la stessa che ti impedisce la tua superiorità nei confronti di neopromosse come Empoli e Cesena. Dove sono finiti allora i proclami di inizio stagione su una squadra trasformata rispetto a quella guidata da Allegri prima e Seedorf poi lo scorso anno, soprattutto sulle doti di motivatore eccezionale di Inzaghi? Davvero si credeva che solo l'entusiasmo potesse coprire le lacune ormai endemiche di una squadra priva di leader carismatici e di giocatori di altissimo livello?
Restando al passato più recente, il Milan di Clarence Seedorf era tanto diverso da questo? No, era una formazione imbottita di attaccanti, con poco equilibrio nella fase difensiva e pochi elementi di spessore dalla metà campo in giù. Una squadra capace anche di tenere testa per un tempo a Juventus e Atletico Madrid a San Siro, ma clamorosamente fragile ogniqualvolta veniva attaccata. Come vedete, non è cambiato assolutamente nulla rispetto allo scorso anno, se non che un personaggio come Inzaghi, più allineato alla politica societaria, difficilmente verrà scaricato al primo vero momento di crisi, come è avvenuto per un personaggio scomodo politicamente e poco incline al compromesso come Seedorf. Galliani continua a fare muro alle critiche che iniziano a piovere sulla testa del giovane tecnico, eppure lo stesso Berlusconi, rimasto estasiato dalle doti di Inzaghi dopo il brillante avvio di campionato, non ha mancato di rifilargli le prime stoccate dopo i primi balbettii. Tutto come prima, tutto come sempre: la società investe poco (e spesso male) ma la colpa è dell'allenatore. E' gi à finito l'effetto Inzaghi?