368
Tutto secondo i pronostici. Purtroppo. L’Inter di quest’anno è di un’altra categoria rispetto al Milan. Infatti gioca per altri obiettivi e, con ogni probabilità, li centrerà. Alla vigilia parlavamo di quel punticino di distacco nella classifica dell’anno scorso. Un punticino che è valso ai nerazzurri la Champions League e sul quale, quest’estate, Marotta ha costruito un divario che adesso, a pochi mesi di distanza, è abissale. Il calcio è semplicissimo: dopo decenni in cui Moratti e i “morattidi” ci avevano fatto divertire, la nuova società nerazzurra ha preso il miglior direttore generale in attività nel calcio italiano e il miglior allenatore sulla piazza. Bravissimo soprattutto a costruire squadre, gioco e mentalità vincente. Dentro e soprattutto fuori dal campo. Le società e le squadre dove lavora Conte diventano plotoni che “sputano sangue” (per usare parole a lui care) e che lottano tutti, ma proprio tutti per lo stesso obiettivo. Massima coesione e massima unità d’intenti. Chi non si allinea è fuori, anche se è forte. Soprattutto se è un’eredità di morattiana memoria (leggasi Icardi). Non a caso qualcuno, presago degli anni bui che avrebbero atteso il Milan, aveva provato a portarlo a Milano, sponda rossonera. Come ultimo tentativo di non far crollare l’impero. Purtroppo vano.

Veniamo alla partita. Al di là degli episodi arbitrali, ai quali mi auguro che nessuno del Milan voglia attaccarsi, l’Inter ci ha distrutto. Sul piano fisico, tattico, di voglia, di organizzazione. Tutto. Erano uno schiacciasassi che ci è passato sopra più e più volte. Dobbiamo ringraziare i pali e il solito Donnarumma, ancora una volta unico fuoriclasse di questo malandato Milan. Sarebbe fin troppo facile prendersela con Giampaolo, ma stavolta non gli si può dare la colpa della sconfitta. Sì, possiamo rilevare che per la terza volta in quattro partite ha cambiato idea e ruolo a Suso dimostrando una convinzione nelle proprie idee, a dir poco labile. Onestamente però la differenza tra Milan e Inter in questo momento è troppa. E non è certo colpa di Giampaolo se il derby è finito così. Tra le pochissime note positive della serata ci sono Leao che ha fatto vedere di avere delle qualità e Theo Hernandez che quando è entrato ha risvegliato la squadra.

Ecco, l’aspetto più preoccupante della serata di S. Siro è stata proprio la totale assenza di reazione, anche nervosa, dopo il gol di Brozovic. Il Milan, dopo il vantaggio interista, è sembrato già rassegnato a una sconfitta che sembrava scritta. Un aspetto molto preoccupante, soprattutto alla quarta di campionato. Andando avanti così pagherà ovviamente Giampaolo, anche perché non si vede nemmeno lontanamente una società in grado di proteggerlo, aiutarlo e sostenerlo. Ma, come nel caso dei suoi predecessori, la colpa non è sua ma di tutte le porcherie che i tifosi milanisti sono stati costretti a vedere in questi anni. Spesso con qualcuno che li prendeva bellamente per i fondelli vendendo loro squadre, prospettive e scenari inesistenti. La verità è che il Milan da anni non ha uno straccio di programmazione e l’unica logica dei protagonisti è, a titolo diverso, quella di mettersi in tasca più soldi possibili.

Ma, vi dico la verità, in questo weekend di settembre, da milanista la cosa che mi ha fatto più male non è il derby, che sapevo di perdere fin dal giorno dei sorteggi del calendario. Ma leggere la battuta di Silvio Berlusconi che dopo aver lasciato il Milan in queste condizioni ha anche il coraggio di prendere, scusate, “per il culo” tutti i suoi tifosi dicendo che questa squadra perderebbe 3 a 0 contro il suo Monza. Io, da milanista, non smetterò mai di essere grato al Presidente che ci ha fatto vivere quello che i tifosi delle altre squadre non si sogneranno mai. In nome di questo ero e sono disposto a perdonargli tutto quello che ci sta facendo passare. Gran parte dei tifosi hanno fatto la parte dei “boccaloni” credendo a tutto quello che ci hanno voluto far credere in questi ultimi anni, ma le prese in giro no. Almeno quelle può evitarle. Anzi deve evitarle.