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Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, qual è la vostra posizione sul progetto del nuovo stadio a San Siro proposto da AC Milan e Inter e considerato di «interesse pubblico» dalla Giunta guidata dal sindaco Giuseppe Sala?
«Parto da una premessa. Milano da prima dell'Expo 2015 ha iniziato a ripensarsi e a proporre dei modelli di attrattività che hanno portato in città turisti, giovani, talenti, imprese e capitali. Una linea che ha rafforzato ancora di più la collaborazione tra pubblico e privato, in perfetto stile ambrosiano, iniziata più di 20 anni fa - per esempio - con i progetti di Porta Nuova e della nuova Fiera. Progetti che hanno riposizionato Milano come città globale e ne hanno rafforzato l'identità rendendola un modello anche per altre città europee. Milano è andata avanti».
 
E siamo al progetto del nuovo San Siro.
«Nell'ottica di questa continua rigenerazione, il progetto di costruzione di un nuovo stadio va in questa direzione, perché rappresenta un ulteriore volano di attrattività e competitività per la nostra città. Non solo. Quella di realizzare un nuovo impianto è un'esigenza forte espressa da AC Milan e Inter. I due club vogliono competere con le altre grandi squadre europee. Uno stadio che possa avere più funzioni e un quartiere che gli viva attorno è un asset importante per rafforzare le società calcistiche anche dal punto di vista economico. Si tratta di un'operazione che hanno fatto tutte le principali squadre in Europa».
 
AC Milan e Inter parlano di un investimento di 1,2 miliardi di euro e di circa 3.500 nuovi posti di lavoro. È un investimento utile in chiave post-Covid?
«Aggiungo un altro dato secondo stime del nostro Centro Studi: tutto questo progetto di rigenerazione porterà un indotto complessivo di circa 1,7 miliardi di euro. La realizzazione del nuovo stadio è un investimento importante. Non dimentichiamoci che una parte degli oneri di urbanizzazione che derivano dalla costruzione dell'impianto potrebbe servire al Comune per la riqualificazione del quartiere di San Siro».
 
L'assessore comunale Giancarlo Tancredi ha detto che una parte degli oneri potrebbe essere destinati alla riqualificazione delle case popolari.

«Mi riferisco proprio a questo aspetto. Il progetto proposto va incontro all'esigenza dei club ma anche alla rigenerazione della città. Non solo. Il Governo con il Pnrr ha previsto fondi anche per interventi di riqualificazione urbanistica e uno dei progetti proposti da Milano su questo fronte riguarda proprio il quartiere di San Siro».
I fondi degli oneri di urbanizzazione potrebbero sommarsi con quelli del Pnrr?
«Tutti questi fondi potrebbero trasformare San Siro in una zona veramente attrattiva per la nostra città. Negli anni scorsi si è spesso ripetuto come una critica che la maggior parte degli investimenti era destinata al centro storico. In questo caso, invece, non è così. Il progetto del nuovo stadio intende allargare il perimetro della città attrattiva».
 
Una parte dei milanesi, però, è schierata per il no al nuovo stadio e per la difesa del Meazza. Il Comitato "Sì Meazza'' pensa a un referendum cittadino. Sala, invece, sostiene che il Comune sta analizzando il progetto dal 2019 e che la Giunta ha fatto la sua scelta. C'è ancora spazio per dibattito pubblico e referendum o bisogna andare avanti?
«Bisogna andare avanti. C'è stata una fase di confronto in cui il progetto proposto dai club è cambiato proprio in base alle indicazioni del Consiglio comunale. Adesso è il tempo della fase esecutiva. Una fase in parte ritardata anche dalle elezioni comunali. Dal nostro punto di vista, avremmo dovuto essere nella fase esecutiva già prima delle elezioni».
 
Niente referendum?
«Quello che doveva essere discusso è stato discusso. Il sindaco è eletto per poter prendere decisioni nell'interesse della comunità. I referendum devono essere utilizzati per decidere su altri temi».
 
Ma lei, da milanista, non è dispiaciuto per l'addio all'attuale stadio, definito la Scala del calcio?

«Personalmente nutro un grande affetto nei confronti di San Siro, che resterà nel mio cuore così come in quello di tutti i milanesi. Quando andavo all'università, ho vissuto a San Siro tutti i grandi trionfi del AC Milan. Ho visto giocare al Meazza il Real Madrid, il Barcellona, il Bayern Monaco e ho avuto grandissime soddisfazioni come tifoso. Ma qui parliamo di progettare il futuro della città. Dobbiamo riuscire a guardare avanti e capire in quale direzione vogliamo andare. Il progetto del nuovo stadio è una grande occasione per tutto il quartiere e per la città. Se i club dovessero tornare indietro e fare l'impianto altrove, temo che l'area intorno all'attuale stadio verrebbe abbandonata e si creerebbe un problema sociale. Guardiamo agli esempi di altri grandi città».
 
Quali?
«A Londra lo storico stadio di Wembley è stato demolito e ricostruito. A Madrid il Real sta realizzando uno stadio completamente diverso dal Santiago Bernabeu nella stessa area».
 
La ragione deve prevalere sul cuore?

«Sì, perché altrimenti avremo dei grandi rimpianti e la responsabilità di aver perso un'occasione di rigenerazione del nostro territorio. Entrambi i progetti, oltretutto, prevedono verde fruibile e aree per la socialità».
 
Preferisce la Cattedrale di Populous o gli Anelli di Manica?
«Sono due bellissimi progetti, lascio agli esperti la scelta. Come dice un antico proverbio milanese: "Ofelè fa el so mestè"».
 
Il senatore di FdI Ignazio La Russa propone di tenere sia il Meazza che il nuovo stadio.
«Bisogna proporre progetti che siano sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Due stadi uno di fianco all'altro non rispondono a questa esigenza. E tenere anche l'attuale Meazza sarebbe un costo troppo alto per il Comune».