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Da quando i proprietari del Milan non sono più Fininvest e Berlusconi sono cominciati tre campionati, questo è il quarto. I primi 3 hanno clamorosamente avuto una cosa in comune: tutti e tre sono cominciati con una rivoluzione. Tre rivoluzioni tecniche, di assetto societario e in due casi sue tre anche assetto azioniario. In tre casi su tre il Milan è ripartito resettando tutto e ricominciando da zero. In tre modi diversi, con personaggi diversi e buttando via un sacco di soldi. Per tre volte su tre il Milan ha cambiato gli attori, la sceneggiatura, la filosofia di gioco e di lavoro. Per tre volte l’unico comune denominatore sono stati i risultati deludenti e i bilanci sempre più rossi. Quest’estate stava per accadere la quarta volta la stessa cosa. Il Milan stava per mettere in atto la quarta rivoluzione, un’altra rivoluzione tecnica, un’altra rivoluzione filosofica, un’altra infornata di facce nuove, un’altra vagonata di soldi spesi. E invece per la prima volta in quattro anni il Milan ha bloccato la quarta rivoluzione

Stavolta si è scelta la strada della "continuità", un concetto dimenticato da tempo a Milanello e in via Aldo Rossi. Qualcuno che sta sopra a tutti, anche a Gazidis, che da parte sua aveva già imbastito il progetto Rangnick, ha deciso di dare stabilità ed equilibrio. In campo e fuori dal campo. I motivi ce li ricordiamo e sicuramente, oltre ai miglioramenti tecnici del 2020, hanno influito anche le necessità economiche e i tempi accorciati dal campionato splittato e dalla conseguente brevissima pausa estiva. Ma quello che conta è che per la prima volta in quattro anni il Milan abbia scelto di non ripartire da zero. Sono sicuro che gli effetti si vedranno e che, soprattutto, non si partirà a handicap in campionato. Da troppi anni i rossoneri hanno cominciato le stagioni con il piede sbagliato e alla fine queste "false partenze" hanno condizionato l’esito di tutte le annate. Si è sempre arrivati molto lontano dall’obiettivo finale. Perdere tanti punti per strada nei primi due mesi significa non solo non raggiungere l’obiettivo ma anche non lottare mai per raggiungerlo. 
Ecco, la continuità tecnica e societaria garantita dalla proprietà quest’anno servirà anche a evitare la falsa partenza e a provare a lottare fino alla fine per l’imprescindibile obiettivo di tornare finalmente in Champions League. Ci sono tutti gli ingredienti per cominciare con il piede giusto, che poi è lo stesso con il quale Ibra e compagni hanno concluso la scorsa stagione solo poche settimane fa. Tra questi ingredienti c’è anche un calendario molto morbido che assicura al Milan la possibilità di giocare contro avversari abbordabili e fare più punti possibili nell’autunno che sta per cominciare. A partire dal debutto casalingo contro il Bologna. Che però Ibra e compagni dovranno affrontare con una testa e una gamba diverse da quelle viste giovedì in Irlanda.