309
Nella quinta sconfitta su sei partite europee di un calcio italiano di colpo ridotto a pura comparsa, si contempla l’eliminazione del Milan dall’Europa League per mano dell’Olympiacos (3-1). 

Tre i responsabili principali. Un arbitro imbelle, tal Benoit Bastien, che ha visto e sanzionato un fallo da rigore (inesistente) di Abate su Torosidis e permesso a Fortounis di segnare dal dischetto il gol del 3-1 all’80’. Un allenatore timoroso, Rino Gattuso, che dopo l’1-2 di Zapata (minuto 71) ha tolto Cutrone (minuto 78) per inserire un impresentabile Laxalt, con l’intenzione di difendere lo svantaggio minimo, quando sarebbe stato più logico ripartire negli spazi concessi da un avversario costretto a sbilanciarsi ancora. Un calciatore sopravvalutato, Hakan Calhanoglu che è stato probabilmente il peggiore in campo per numero di palloni persi, passaggi sbagliati, incomprensioni con i compagni (clamorosa quella con Castillejo, su un calcio d’angolo a favore, che ha innescato un contropiede su cui hanno messo una pezza Reina e Zapata), soluzioni forzate, assist rimandati.

Si è sentita - e molto - l’assenza di Suso. Solo intravista la presenza di un’ombra, Gonzalo Higuain, sempre meno attaccante, sempre più lontano dalla porta, solo a tratti dentro la partita. E’ successo tutto nel secondo tempo. Anzi, più precisamente, dal 60’ (gol di Cissè) in poi.  Prima non dico che avesse dominato il Milan, ma di sicuro non aveva corso rischi. Se si eccettua quello iniziale, dopo nemmeno 10 secondi, quando un lancio di Cissè ha messo Guerrero davanti a Reina che, uscito dall’area, ha salvato di piede. Anzi, con un po’ più di aggressività e, soprattutto, con un attaccante che non fosse l’ectoplasma dell’argentino, il Milan avrebbe potuto segnare tre volte: 16’, con Higuain servito da Cutrone; poi con Zapata (19’, pallone schiacciato di testa, deviazione del portiere dei greci), infine con Cutrone (20’, ma l’attaccante avrebbe dovuto fare un passo in più).

Per vedere una parata di Reina si è dovuto attendere il 43’ quando lo spagnolo ha deviato una punizione di Fortounis. Tutto sembrava sotto controllo. Ad ogni tentativo dell’Olympiacos (47’, Fetfatzidis a giro) corrispondeva la replica milanista (50’, Kessie a lato di un alito) e nulla faceva presagire un gol dei greci. Invece, all’improvviso, è arrivato. Il primo errore l’ha commesso Castillejo che si è fatto sorprendere dal calcio d’angolo corto. Il secondo Higuain che, ripiegato a protezione della porta, si è visto recapitare sul petto una palla colpita di testa da un avversario. Sulla ribattuta, Cissè ha messo dentro.

Con rabbia, ma senza perdere la testa, anche perché mancava mezz’ora alla fine, il Milan ha costruito due mezze palle-gol. La prima con Cutrone (62’), la seconda con Calhanoglu (63’) che però poi commetteva, insieme a Castillejo, il pasticcio sull’angolo a favore, permettendo una lunga volata avversaria conclusa con due tiri, neutralizzati da Reina (su Fourtunis) e Zapata (Guerrero).

L’1-0, per quanto inattendibile (il Milan non meritava di essere sotto) e poco rassicurante, consentiva ancora di pensare positivo (la qualificazione era garantita grazie alla differenza reti), ma  di mezzo ci si è mezza anche la sorte. Un tiro di Guilherme, da calcio d’angolo appena sventato da Zapata di testa, è stato deviato dallo stesso difensore colombiano. E il pallonetto che se ne produceva ha finito per beffare Reina sotto la traversa. Era il 69’ e ci si poteva lasciar andare. Invece, non solo il Milan è stato presente a se stesso, ma ha anche trovato la lucidità per trasformare un calcio d’angolo di Calhanoglu in un gol di Zapata (71’), merito di un’incornata felice nel pieno dell’area. 

Dev’essere stato a questo punto che in troppi, compreso Gattuso, hanno considerato la partita una pratica da evadere con una prudente ordinaria amministrazione. Sbagliato. Era a quel punto che l’Olympiacos, che si sarebbe spinto in avanti alla ricerca del terzo gol, doveva essere colpito. Sostituire Cutrone non aveva senso, meno che mai con Laxalt. E se proprio si imponeva un cambio, sarebbero dovuti uscire o Calhanoglu o Castillejo.

Sono anch’io convinto - al pari di Leonardo - che senza l’invenzione dell’arbitro (non è fallo quello di Abate su Torosidis che addirittura viene anticipato di testa da un compagno), il Milan avrebbe comunque portato a casa la qualificazione. Tuttavia non va dimenticato che prima del presunto rigore (79’), Abate aveva salvato a copro morto su Guerrero, dopo l’ennesima amnesia di Castillejo.Purtroppo, alla fine, non resta che un’estromissione che lascia sbigottiti sia per l’esito in se stesso (il Milan aveva due risultati e mezzo su tre a disposizione), sia per la modalità.

Il 16 gennaio, però, a Gedda, c’è una grande occasione per una piccola consolazione. Finale di Supercoppa italiana contro la Juve. Un Milan diverso da quello di Atene può giocarsela quasi alla pari. La differenza, spesso, è nel quasi.    

IL TABELLINO

Olympiacos-Milan 3-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 15' st Cissé (Oly), 25' st aut Zapata (Mi), 27' st Zapata (Mi), 36' st Fortounis (Oly)

Olympiacos (4-2-3-1): Josè Sà: Elabdellaoui, Cissè, Vukovic, Koutris; Camara (Dal 35' st Torosidis), Guilherme; Fetfatzidis (Dal 24' st Natcho), Fortounis, Podence (Dal 40' st Bouchalakis); Guerrero. A disposizione: Gianniotis, Bouchalakis, Natcho, Vrousai, Tsimikas, Roderick, Torosidis. Allenatore: Pedro Martins.

MILAN (4-4-2): Reina; Calabria, Abate, Zapata, Rodriguez (Dal 40' st Halilovic); Castillejo, Kessie, Bakayoko, Calhanoglu; Cutrone (Dal 33' st Laxalt), Higuain. A disposizione: G. Donnarumma, Mauri, Bertolacci, Musacchio, Simic, Halilovic, Laxalt. Allenatore: Gennaro Gattuso.

Ammoniti: 13' pt Calhanoglu (Mi), 41' Koutris (Fly), 43' Bakayoko (Mi), 44' Cisse (Oly), 9' st Reina (Mi)