Archiviata un'estate in linea con la prima stagione in rossonero, con l'esclusione dalla nazionale croata dopo l'insubordinazione nei confronti del ct Dalic, Nikola Kalinic ha fatto ritorno in Italia per iniziare il ritiro pre-campionato col Milan. Test fisici, poi un'assenza di qualche ora in permesso e infine il rientro nel centro sportivo di Milanello per proseguire il lavoro agli ordini di Rino Gattuso. Il futuro dell'ex centravanti della Fiorentina resta però un rebus, sospeso tra le proposte arrivate dalla Spagna e il "rischio" di una permanenza forzata.

PARTITA A POKER - Se per quanto concerne le offerte arrivate da Spartak e Lokomotiv Mosca, da Eintracht Francoforte e Schalke 04, ha pesato la volontà del giocatore di non accettare il trasferimento, è il Milan ora a chiedere a Siviglia e Atletico Madrid di mettere sul tavolo della trattativa condizioni ritenute congrue per privarsi di Kalinic. In particolare, i colchoneros hanno mosso i passi più concreti, offrendo un prestito oneroso con obbligo di riscatto subordinato al raggiungimento delle 25 presenze minime e un certo numero di reti, mentre il club rossonero spinge per un riscatto ottenibile in maniera molto più semplice, ossia al conseguimento delle 5 partite ufficiali. Una partita di poker estenuante, che costringe il Milan a congelare qualsiasi mossa in entrata per rinforzare il reparto offensivo.