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C’è un grande sconfitto nella grottesca vicenda che ha portato alla conferma di Pioli alla guida del Milan: Ivan Gazidis. E’ stato l’amministratore delegato, ispirato da Singer (junior), a mettere in piedi l’operazione Rangnick; è stato lui a rompere clamorosamente prima con Boban (che ora è in causa con il club) e poi con Maldini; è stato ancora e sempre il dirigente sudafricano a presentarsi davanti alla squadra per parlare del taglio degli ingaggi venendo apostrofato in modo duro da più giocatori, Ibrahimovic in testa.

Ora, dopo avere creato tutto questo caos e avere spaccato il Milan, Gazidis rilascia una dichiarazione davvero imbarazzante a un’agenzia di stampa (fatica ad accettare il contraddittorio e il confronto pubblico). Dice l'ad rossonero: “Pioli è sempre stata la nostra prima scelta”. E poi: “Ho avuto contatti con altri possibili candidati in passato, ma c’è stata troppa speculazione mediatica”.

Così su due piedi, ci verrebbe da esclamare: certo che ha una bella faccia tosta, questo signore! In generale, non possiamo non rilevare come sia effettivamente senza pudore: pur di salvare se stesso, o almeno provarci, nega seraficamente l'evidenza. Come può sostenere che Pioli era la prima scelta, se tutti sanno - chiedere a Boban e Maldini, ad esempio - che l’accordo con Rangnick era totale? E proprio l’attuale allenatore del Milan è a conoscenza non solo di non essere stato la prima scelta, ma di non essere stato nemmeno una possibile scelta, almeno fino a pochi giorni fa. E quali sarebbero le speculazioni mediatiche, se perfino chi sta attorno a Gazidis trasmetteva messaggi chiari e inequivocabili sull'arrivo ormai deciso di Rangnick?
Dopo i disastri che ha combinato in quasi due anni di Milan, senza apparenti risultati positivi, e di fronte a questa eclatante sconfitta personale, Gazidis dovrebbe avere il coraggio di alzare bandiera bianca, andandosene: scusatemi, ho sbagliato troppo, proseguite voi. Invece nemmeno ci pensa. Resta lì, con il suo bello stipendio. E tra poco ci dirà che Maldini è sempre stato il suo dirigente ideale. Oltre a Boban, ovviamente.

@steagresti