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C’è una frase di Marco Giampaolo che ci ha colpito più delle altre: “Il motto di Conte è testa bassa e pedalare? Il mio è testa alta e giocare a calcio”. E’ uno scontro filosofico. Non si tratta di una rivalità di campanile, voi siete l’Inter e noi il Milan, ma di un conflitto tra un’idea di calcio e un’altra. Il nuovo allenatore nerazzurro, 24 ore prima, aveva usato fino alla noia parole che andavano in un’unica direzione: sofferenza, fatica, lavoro, sacrificio. Un po’ tristi, in verità. Il nuovo allenatore rossonero le ha scelte diverse, anzi contrarie a quelle: bel gioco, spettacolo, qualità, tecnica. Una ventata d’aria buona.

Anche le facce e gli umori erano contrapposti: cupo Conte, sorridente Giampaolo; nervoso Conte, felice Giampaolo; preoccupato Conte, fiducioso Giampaolo. E mentre Conte, che in teoria avrà una squadra decisamente migliore rispetto al collega, continuava a ripetere che la Juve e il Napoli partono nettamente avanti, Giampaolo diceva che la sua squadra avrebbe dovuto essere competitiva con tutti gli avversari, perché lo impongono la storia, le maglie, il nome del club.

A noi il tecnico del Milan ha fatto una gran bella impressione sul piano comunicativo e anche il suo volto entusiasta ci è piaciuto. Sembrava un bambino nel paese dei balocchi, o forse un naufrago che tocca terra dopo anni passati in cerca di una riva sicura: ce l’ho fatta, ci sono arrivato anch’io. Da una vita voleva allenare una grande squadra.

Solo un aspetto ci ha lasciato un po’ perplessi: l’ottimismo, perfino eccessivo. Tanto che glielo abbiamo detto: caro Giampaolo, è arrivato al Milan, ma questo Milan non è quello di Maldini e Boban calciatori, allenerà giocatori decisamente peggiori di loro perché qui ci sono i conti da risanare. Ma lui è rimasto giustamente convinto delle sue idee: dobbiamo ottenere risultati importanti perché questo è il Milan.

Ecco, il vero rischio che Giampaolo corre - a nostro avviso - è proprio questo: trasmettere una fiducia che potrebbe faticare a soddisfare. Perché se prendi Krunic e Theo Hernandez, e magari vendi Donnarumma e chissà chi altri, sarà difficile ottenere risultati “da Milan”. E a quel punto potrebbero presentargli il conto.

@steagresti
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