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Inneres Auge, cantava Battiato, das innere Auge, ovvero “l’occhio interiore”, quello che ti consente di vedere oltre la materia. Persino nel calcio, delle volte, occorre servirsene in certa misura per individuare il talento. Non è il caso di Jens Petter Hauge, l’esterno norvegese che ha incantato i dirigenti del Milan nel terzo turno preliminare di Europa League. In casi come questi i due occhi normali bastano e avanzano, non ce ne voglia il maestro siciliano.
Hauge di fatto si sta già confermando nel campionato italiano pur non avendo giocato ancora una partita da titolare, ma soprattutto ha dato buoni segnali in ambito europeo, dove Pioli finora gli ha riservato più spazio (nell’undici iniziale contro il Lille e il Celtic nelle gare di ritorno). In maglia rossonera ha segnato 3 gol in 9 presenze totali, e nell’unica gara completa disputata (l’ultima contro gli scozzesi) oltre a realizzare una rete ha confezionato pure un assist per Brahim Diaz. Non disputava una gara intera da quel Milan-Bodø Glimt (gol e assist).

Ora stupisce davvero, il Milan di Pioli, con tutte queste frecce in faretra. Specialmente nel reparto d’attacco, e anche grazie all’approdo del norvegese, c’è un’incredibile abbondanza e varietà. Applicazione, forza, qualità, fantasia, gioco aereo, velocità: il tutto in un mix interessantissimo di gioventù ed esperienza. Quale spazio riuscirà a ritagliarsi Hauge col reparto al completo una volta rientrati Ibra e Leao, è questa la domanda delle domande. Nel ruolo di esterno sinistro infatti ci sono tre giocatori: Rebic, Leao e appunto il norvegese. E le gerarchie in partenza sembrano proprio essere queste.
 
BIGLIETTO DA VISITA – Hauge si è presentato a Milano lasciando secco Kessié con un doppio passo abbastanza caratteristico. Glielo vedremo fare spesso.  



Dotato di un’accelerazione importante anche se non eccezionale, il norvegese è credibilissimo a piede invertito quando si sposta il pallone sul piede debole, il sinistro. Lo inviti da quella parte? Lui ci va tranquillamente.



Non solo la conduzione per raggiungere il fondo lo dimostra, ma soprattutto l’assist che individua e premia il movimento di Junker al centro dell’area in una situazione di inferiorità numerica.



IL GOL DI NAPOLI – Il gol segnato al Napoli in questo senso è molto più di una conferma, vediamo perché. Il Milan recupera palla nel cerchio di centrocampo e Bennacer traccia un passante sul lato cieco di Manolas, lungo la corsa di Hauge. La transizione dei rossoneri colpisce sadicamente la ferita dell’avversario. Il vuoto lasciato dal terzino Di Lorenzo che vedete a terra. Il centrale greco è perciò costretto a rincorrere.



Quando Manolas raggiunge Hauge al limite della propria area di rigore, si origina l’uno contro uno. Il centrale vuole indirizzarlo verso il fondo, come prima Kessié. Il greco è uno dei difensori più veloci della Serie A, questo è risaputo, e quello è anche il lato debole del norvegese. Hauge tuttavia lo sfida col solito trick.



E con l’esterno mancino immediatamente strappa di nuovo per andare al tiro.



Hauge realizza il gol del 3-1 sempre con lo stesso piede, dopo aver seminato Manolas tra il limite dell’area grande e il limite dell’area piccola.



Marcarlo diversamente può risultare altrettanto problematico, considerato il destro che si ritrova… Ricordate ancora Milan-Bodø Glimt? Non tutti segnano da lì a Donnarumma...


PROFONDITÀ CORTA – In altre circostanze Hauge è prezioso perché combina al dribbling la giocata filtrante. Una qualità molto importante per chi gioca su quel lato del Milan, viste le numerose e caratteristiche sovrapposizioni interne di Theo Hernandez e/o gli attacchi della linea eseguiti dagli altri attaccanti. Ne è un esempio fresco e assai convincente l’azione del gol di Castillejo contro la Samp, originatosi proprio da un third pass sofisticato di Hauge, preceduto da un dribbling secco ai danni di Ferrari. Vedete Rebic sullo sfondo che sta attaccando lo spazio dietro al centrale Tonelli?



Eccola qui la giocata del norvegese. Fondamentale. Non comparirà come assist, ma il gol di Castillejo al 60% è merito suo.



A Rebic infatti non resta che metterla dentro, forte e rasoterra per lo spagnolo. Uccellato Augello. 



E CORTISSIMA… - Nella gara di ritorno contro il Celtic apprezziamo ancora questa qualità, al momento dell’assist per Diaz. Tenta il dribbling in area, vince un rimpallo, poi ha la lucidità di servire Diaz fra due avversari. Profondità completamente tolta dai difensori del Celtic, Hauge ne vede un rimasuglio. La profondità cortissima che pesca solo chi è abituato a risolvere problemi nello stretto. Bisogna poi parlare la stessa lingua. No, Diaz, non conosce il norvegese… intendo un altro linguaggio.



LA SERPENTINA – Infine come non citare la meravigliosa serpentina con cui Hauge ha realizzato il gol in quella stessa partita. Notate la posizione del trequarti Calhanoglu? Lo spazio creatosi per Hauge è all’interno stavolta, il filtrante non ci sta più. Hauge ci va in conduzione ignorando il turco.



Triplicato, sterza ancora sul piede debole ed entra in area.



Stavolta Hauge sceglie l’interno chirurgico sul secondo palo. Un grande gol, nel segno della varietà esecutiva.



QUALE SPAZIO IN FUTURO? - Hauge porta solo del bene al Milan. Sulla sinistra ci sta meglio di Diaz,  tiene sul pezzo Leao, che si vede così costretto a cercare maggior continuità, e insidia la titolarità di Rebic. Sicuramente è meno estroso del portoghese e dello spagnolo, ma è forse più concreto ed essenziale, e applicato come piace a Pioli. Nordico appunto. E quando manca Ibra, o qualora dovesse tornare a mancare Ibra, spostandosi Rebic al centro dell’attacco, il norvegese si candida (o si candiderebbe) come alternativa importante a sinistra, se non addirittura come titolare fisso. A reparto completo, Hauge rimane un ottimo cambio e un giocatore molto affidabile in caso di turnover. Lo stesso Rebic, tornato nel suo ruolo, non potrà prendersi troppe pause. La concorrenza è serissima.