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I nodi vengono al pettine. Di chi ha i capelli come Paolo Maldini e di chi non li ha come Stefano Pioli, i due principali rappresentanti del Milan, visto che il presidente Paolo Scaroni non decide niente, mentre chi decide veramente dall’alto della proprietà non si vede mai. I nodi vengono al pettine perché il Milan, che nella stagione scorsa aveva ottenuto un insperato, quanto meritato, secondo posto in campionato, ha dimostrato di non essere in grado di compiere l’atteso salto di qualità, per colpa di una campagna acquisti estiva che non ha rinforzato la squadra.

L’arrivo inevitabile di un nuovo portiere titolare, dopo aver perso il miglior numero uno d’Italia e d’Europa, era indispensabile e va dato atto a Maldini, nella sua qualità di direttore dell’area tecnica di non avere sbagliato la scelta del sostituto di Donnarumma. Sugli altri acquisti, invece, si può e si deve discutere, perché nessuno ha dimostrato di essere migliore dei titolari della stagione scorsa.

Florenzi
, malgrado il suo fresco titolo di campione d’Europa, si è rivelato una semplice alternativa a Calabria, al di là dei suoi ultimi due gol. Ballo Tourè ha dimostrato gravi limiti tecnici. Bakayoko è un triste cavallo di ritorno, irriconoscibile rispetto ai tempi di Gattuso. Giroud con i suoi 35 anni non poteva garantire piena efficienza fisica e infatti, Covid a parte, è stato costretto spesso a riposare, ma soprattutto è rimasto il vice di Ibrahimovic e non una risorsa in più. Pellegri, che a 20 anni non dovrebbe avere problemi legati all’età, è rimasto vittima di troppi guai fisici ampiamente prevedibili, visto che non giocava dal febbraio scorso e ora sta per essere ceduto al Torino. Dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, rimane Messias, anche lui partito in ritardo per precedenti infortuni, ma comunque una preziosa alternativa, più che un nuovo titolare.

Riepilogando, quindi, Maignan a parte, il Milan non si è rinforzato anche se dopo sette anni tornava in Champions League. Con l’aggravante che si sapeva da un anno che Kessie e Bennacer sarebbero stati impegnati in coppa d’Africa in questo delicato periodo della stagione, per cui sarebbe stato necessario un rinforzo sicuro per il reparto, invece di puntare su Bakayoko in evidente calo anche nel Napoli, che infatti poi non lo ha riscattato perché era stato retrocesso a riserva di Demme.
E così oggi tutti sottolineano i limiti della “rosa” del Milan, che fino al derby d’andata aveva ben sette punti di vantaggio sull’Inter. Non basta quindi aggrapparsi all’alibi degli infortuni e di riflesso della sfortuna, che storicamente accompagna chi perde e mai chi vince. Se l’organico del Milan non è all’altezza di quello dell’Inter, che ieri si è qualificata in coppa Italia grazie ai gol di tre “riserve”, e in campionato può permettersi di sostituire la coppia di attaccanti titolari Dzeko-Lautaro con la coppia Correa-Sanchez, le conclusioni sono scontate.

Da una parte bisogna elogiare Pioli, che è riuscito a tenere il Milan in zona-scudetto almeno per il girone d’andata, mentre dall’altra bisogna riconoscere che non gli sono stati offerti rinforzi adeguati per battere almeno il Porto in Champions League e per evitare le sconfitte con il Napoli e il Sassuolo in casa, sorvolando sul grave errore dell’arbitro che ha negato il 2-1 contro lo Spezia, anche se Pioli ha signorilmente ricordato che il Milan aveva sbagliato a non chiudere prima la partita.

È vero che adesso c’è tempo fino al 31 gennaio per il mercato giustamente definito di riparazione, che nel recente passato il Milan ha sfruttato benissimo prendendo Ibrahimovic e Kjaer, ma ormai mancano dieci giorni e Pioli non ha ancora avuto nemmeno un rinforzo per sostituire proprio Kjaer e Tomori. E domenica arriva la Juventus del grande ex Allegri che rischia di far scivolare il Milan al terzo posto alle spalle del Napoli, a una settimana dal derby. Il tempo stringe e non si possono chiedere sempre i miracoli a Padre Pioli. Perché i nodi vengono al pettine e in primavera si raccoglie quello che si è seminato nell’estate precedente.