688
Nessun miracolo, nessuna impresa. Il Milan perde 2-1 con il Liverpool e dice addio a tutte le coppe. Ultimo nel girone, è fuori dalla Champions e anche dall’Europa League. Ma prima di pensare che questo potrebbe essere un vantaggio per il campionato, ricordando che l’anno scorso l’Inter vinse lo scudetto sfruttando il tempo pieno dopo un’identica bocciatura in Europa, è giusto sottolineare i limiti della squadra di Pioli, al di là delle assenze. I primi a tradire in questa serata decisiva sono infatti il tanto atteso Ibrahimovic, che si conferma troppo statico specialmente a livello internazionale, Kessie che entra in modo negativo nelle azioni dei due gol, Tomori (foto Ansa) che dopo la rete del vantaggio regala il pallone del sorpasso e più in generale altri protagonisti in campionato spariti nel momento più importante come Hernandez e Diaz. E quindi onore al Liverpool che invece di risparmiarsi gioca sempre per vincere, sullo 0-0 e ancora di più quando va in svantaggio, dimostrando di avere una qualità nettamente superiore, confermata dalla classifica nel girone con sei vittorie su sei e dal suo percorso stagionale in cui ha perso una volta in 23 gare ufficiali.      

SOLTANTO 7’ DI SPERANZA -  Sette sono le coppe dei Campioni/Champions vinte dal Milan, ma soltanto sette sono i minuti in cui la squadra rossonera è stata qualificata agli ottavi nel primo tempo. Quanti cioè ne sono trascorsi tra il gol della speranza di Tomori al 29’ e quello della delusione firmato da Salah al 36’. Giusto così, però, perché il Liverpool fa la partita costringendo il Milan a giocare di rimessa fin dai primi minuti. Per come attende, sembra che la squadra di Pioli voglia difendere un vantaggio, invece di essere costretta a cercarlo, perché mancano il ritmo in generale e le accelerazioni di Kalulu e Messias sulla destra, di Hernandez e Krunic sulla sinistra. Un atteggiamento incomprensibile che si può giustificare soltanto con la tensione, visto che i Reds sono largamente incompleti senza Van Dijk ed Henderson risparmiati da Klopp, mentre Jota e Firmino sono infortunati come i vari Calabria, Kjaer, Leao e Rebic.

LAMPO TOMORI - Senza rifornimenti dai compagni, il tanto atteso Ibrahimovic non tocca un pallone ma quando finalmente Tonali riesce a smarcarlo in profondità lo svedese perde l’attimo per la conclusione, guadagnando soltanto un calcio d’angolo. Sembra un’occasione persa e invece è la premessa per il vantaggio del Milan, perché il calcio d’angolo battuto da Messias trova impreparato Alisson che respinge malamente e così Tomori, più bravo dei suoi colleghi difensori avversari, si trova pronto per deviare in rete di destro il pallone dell’1-0. Un gol storico, perché è il primo per lui in Champions con la maglia rossonera, ma soprattutto apre le porte degli ottavi visto che Porto e Atletico sono fermi sullo 0-0.

SOGNO SVANITO - Il più è fatto ma non basta perché il Liverpool, che già si era reso pericoloso sullo 0-0, cerca subito di pareggiare con Origi che però non sorprende Maignan. E’ un chiaro avvertimento, che il Milan snobba colpevolmente. Kessie si lascia strappare un pallone da Oxlade-Chamberlain che calcia forte e costringe Maignan a una respinta difettosa, favorendo l’inserimento di Salah bravo a infilare di sinistro il pallone dell’1-1, grazie anche alla libertà concessagli dal suo teorico dirimpettaio Hernandez. Riepilogando: tre errori di Kessie, Maignan ed Hernandez che annullano il lampo di Tomori.

MAZZATA FINALE -  Visto che non può giocare una gara d’attesa come all’inizio del primo tempo, dopo l’intervallo il Milan aumenta il ritmo ma senza rendersi pericoloso. E proprio quando i tifosi rossoneri riprendono a sperare arriva la brutta notizia del gol di Griezmann che porta in vantaggio l’Atletico Madrid. La mazzata finale arriva subito dopo, ancora per colpa di un grave errore dei rossoneri. Kessie invece di avanzare passa lateralmente il pallone a Tomori che in pratica lo regala a Manè, la cui conclusione viene respinta d’istinto da Maignan, davanti al quale invece di Romagnoli c’è Origi, pronto a firmare il 2-1. E così, nel giro di 1’, il Milan è colpito e affondato, sprofondato all’ultimo posto nel girone.

TESTA AL CAMPIONATO - Pioli si rende conto che il miracolo non si è compiuto e allora, quando manca ancora una mezz’ora abbondante alla fine, richiama Tonali e Diaz, rilanciando Bennacer e Saelemaekers, con Messias trequartista. Poi si rivede Florenzi al posto di Kalulu, ma soprattutto si capisce perché il Liverpool è uno squadrone anche senza tutti i titolari, capace di volare in anticipo negli ottavi. Per la verità, proprio nel finale, il Milan ha l’occasione per interrompere la serie di successi europei degli inglesi, ma Kessie dopo gli errori in fase difensiva ne commette uno in attacco quando si presenta tutto solo davanti ad Alisson e invece di superarlo con un diagonale gli tira addosso. In fondo, però, sarebbe cambiato poco perché ormai la frittata era fatta. E a scanso di equivoci la colpa non è sicuramente di Pioli, che anzi ha avuto il merito di riportare il Milan in Champions e adesso ripartirà dal primo posto in campionato per vincere lo scudetto. 




MILAN-LIVERPOOL 1-2, IL TABELLINO

Marcatori: 28' pt Tomori (Mil), 35' pt Salah (Mil), 9' st Origi (Liv)

MILAN (4-2-3-1): Maignan, Kalulu (dal 18' st Florenzi), Tomori, Romagnoli, Theo; Tonali (dal 14' st Saelemaekers), Kessiè; Messias, Brahim Diaz (dal 14' st Bennacer), Krunic (dal 37'st Bakayoko); Ibrahimovic.
A disposizione: Tatarusanu, Jungdal, Ballo-Touré, Florenzi, Gabbia, Bakayoko, Bennacer, Saelemaekers, Maldini. Allenatore: Stefano Pioli.

LIVERPOOL (4-3-3): Alisson, Williams (dal 46' st Bradley), Phillips, Konate, Tsimikas; Chamberlain, Morton, Salah (dal 18' st Keita), Minamino (dal 46' st Woltman), Manè (dal 18' st Keita), Origi (dal 35' st Fabinho).
A disposizione: Kelleher, Davies, Fabinho, Keita, Gomez, Robertson, Matip, Dixon-Bonner, Bradley, Arnold, Norris, Woltman. Allenatore: Jurgen Klopp.