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Dopo un intera stagione vissuta tra il primo e il secondo posto sarebbe stato beffardo scivolare fuori dalla zona Champions League, eppure riavvolgendo il nastro del campionato fino alla scorsa estate bisogna ricordare che il Milan non partiva affatto come una delle squadre più accreditate per entrare nelle prime 4. I rossoneri non partecipano alla Champions da 7 anni, non hanno uno dei primi 4 fatturati d’Italia, non hanno uno dei primi 4 monti ingaggi d’Italia, non sono una delle prime 4 rose come valore economico complessivo dei giocatori. Hanno un centravanti di 39 anni che ha saltato metà delle partite, hanno più di metà dei giocatori che sono in prestito o in scadenza di contratto.

Analizzando questi dati oggettivi si può facilmente definire come straordinaria se non addirittura miracolosa l’impresa realizzata dalla squadra di Pioli e Maldini. Non ho citato a caso questi due, anzi. Il Milan dentro e fuori dal campo ha dimostrato a tutti che “essere squadra” nel vero senso della parola fa superare anche i limiti tecnici ed economici. Non a caso gli uomini di Pioli si sono esaltati nelle difficoltà e non a caso hanno vinto partite in cui erano considerati “spacciati”, non ultima quella di ieri sera a Bergamo. Il Milan, giovane e sbarazzino, ha avuto “up&down” tipici di una squadra con età media bassissima e giocatori con scarsa abitudine a lottare per grandi traguardi. Si è impiantato quando le partite sembravano facili, ma è andato a vincere in casa di tutte le altre contendenti ai primi posti della classifica.

Ha vinto in casa della Roma, del Napoli, dell’Inter, della Juve e, dulcis in fundo, dell’Atalanta. A queste serate di grazia potremmo anche aggiungere la splendida partita di Old Trafford in Europa League, un bell’antipasto di questo agognato ritorno nella massima competizione continentale. Ovviamente il Milan dopo 7 anni non torna in Champions con l’obiettivo di vincerla, ma finalmente con questo grande traguardo la società rossonera può finalmente invertire l’inesorabile tendenza degli ultimi anni del calo dei ricavi, del fatturato e delle ambizioni sportive. Maldini lo ha spiegato chiaramente: “Per crescere davvero il Milan deve ritornare stabilmente in Champions League”.

Tornarci con questa squadra è stata un’impresa proprio da attribuire all’ex immortale capitano. A differenza di quanto fatto nelle scellerate gestioni tecnico-economiche di Mirabelli e Leonardo, quando sono stati spesi un sacco di soldi sul mercato, con conseguente impennata del monte ingaggi, alla coppia Maldini-Boban e poi alla coppia Maldini-Massara è stato chiesto di costruire una squadra competitiva abbattendo i costi sia degli stipendi sia dei cartellini. Praticamente un’impresa impossibile, considerando che il Milan arrivava da stagioni di spese folli e risultati mediocri. Per questo motivo Maldini ha parlato anche ieri dopo la partita di “creativitá”. Negli ultimi 2 anni il saldo del mercato dei cartellini è stato positivo e gli stipendi sono scesi progressivamente.

Certo, per fare questo Maldini ha dovuto cedere dei giocatori e sostituirli con altri in prestito o i famosi diritti/obblighi di riscatto. E ha dovuto procrastinare i rinnovi dei contratti per mantenere il costo del lavoro complessivo al di sotto della soglia di guardia. Ma ce l’ha fatta. E, cosa non da poco, ha pure ottenuto il risultato sportivo. Che solo sportivo non è, visto che il secondo posto vale “soldi” e vale soprattutto il ritorno nel giro economico della Champions League. Un vero e proprio capolavoro quello di Maldini. Per il quale il difficile viene adesso.

Quest’estate infatti dovrà far ricorso a tutta la sua “creatività” non solo per rinforzare questa rosa, ma anche per mantenere il livello attuale. Diamo un rapido sguardo alla situazione complessiva.

Portieri: i fratelli Donnarumma sono in scadenza tra un mese. Difensori: Calabria e Romagnoli sono in scadenza 2022, Dalot è dello United e Tomori del Chelsea. Centrocampisti: Calhanoglu è in scadenza tra un mese, Kessiè è in scadenza 2022, Diaz è del Real, Meitè e Tonali sono da riscattare. Attaccanti: Mandzukic è in scadenza, Ibra ha 40 anni e ci vuole almeno altro centravanti. Fate i conti su quanto costerà a Maldini mantenere i giocatori che faticosamente hanno raggiunto il secondo posto in campionato. Ve lo dico io: più di 100 milioni. Senza parlare di “rinforzi””. Maldini dovrà fare sul mercato un’impresa più grande di quella realizzata sul campo da Pioli e dai suoi ragazzi. Ma in questa intensa, interminabile ed emozionante stagione ci hanno dimostrato che nulla è impossibile. L’importante è giocare di squadra.