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Che la rosa del Milan nel suo complesso fosse meno completa, competitiva e attrezzata di quelle di Inter e Juventus (e forse non solo di queste) era cosa nota fin da inizio stagione. Poi la splendida prima parte di campionato della squadra di Stefano Pioli ha fatto sembrare oro anche ciò che non lo era, e forse non lo sarà mai. E dopo la sosta di Natale, con 4 sconfitte in 11 partite di Serie A, la media punti del Milan è crollata: 34 punti nelle prime 14 giornate (media di 2,4 a partita), 19 punti nei successivi 11 turni (media di 1,7). Nello stesso periodo, solo il Napoli ha avuto lo stesso rendimento, mentre tutte le altre rivali hanno guadagnato punti sui rossoneri.

I LIMITI DELLA ROSA - In questo contesto, concentrando l'attenzione sulla rosa del Milan, un dato emerge chiaramente: nell'ultima parte della stagione, complici il susseguirsi degli impegni ravvicinati, gli infortuni (Ibrahimovic e Bennacer su tutti) e le squalifiche, Pioli non ha potuto più contare con costanza sull'undici titolare che aveva fatto le fortune sue e del club da settembre a dicembre, e le riserve del Milan hanno mostrato tutti i loro limiti, tecnici e di personalità.
FUORI I NOMI - Ci riferiamo, in particolare, a giocatori come Brahim Diaz (16 presenze e 1 gol in campionato, 26 match e 4 reti allargando il discorso alle altre competizioni), brillante in avvio di stagione ma deludente nell'ultimo periodo, e Samu Castillejo (19 match e 1 gol in campionato, 32 e 3 reti in totale), un elemento che evidenzia gli stessi limiti da anni, senza riuscire a compiere un salto di qualità nei momenti decisivi. Ma il discorso si può allargare a Diogo Dalot, Pierre Kalulu e agli acquisti di gennaio Soualiho Meité e Mario Mandzukic: tutti, al netto dei guai fisici, quando sono stati chiamati in causa non hanno quasi mai dimostrato di essere all'altezza dei titolari. E questa è una situazione che deve far riflettere il Milan, per il prosieguo della stagione e, soprattutto, per le scelte che dovranno essere fatte in sede di mercato estivo