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Prova tv.
Milan-Juve: oltre a Mexes, rischia pure Muntari.
Il centrocampista ghanese allunga le mani su Lichtsteiner.
Il difensore francese ha colpito Borriello con un pugno in pancia a palla lontana.
Sul sito ufficiale i rossoneri accusano Pirlo per due sospette gomitate a Va Bommel.

Lo scambio Galliani-Conte segnalato alla procura.
Milan-Juve, la rissa nel tunnel può essere sanzionata.
L'ad rossonero se l'è presa anche con Agnelli e Marotta.

Il tunnel dei bisticci parte già dalla tribuna d’onore di San Siro, quando ben prima del gong dell’intervallo si stappa la rabbia di Adriano Galliani, furibondo per il gol fantasma di Muntari: «Si vergogni - urla l’ad rossonero in faccia al presidente degli arbitri, Marcello Nicchi, seduto qualche fila più dietro - quella palla era dentro di un metro». Poi infila il percorso che porta agli spogliatoi. Nei meandri del Meazza, succede di tutto, volano parole grosse, con «gente che protestava e urlava come ultrà», raccontano testimoni. Nessuno sconfina nei locali, vietati, degli arbitri, ma nel tunnel sì, e anche lì ci potrebbero andare solo i tesserati a referto.

Quando i dirigenti di opposte fazioni s’incrociano scatta il duello. «Provate a lamentarvi adesso - attacca Galliani - ecco quel che succede dopo che si piange una settimana». Conte, girata una delle due curve che portano al campo, se lo trova a un palmo dal viso e non resiste, tra qualche imprecazione in pugliese, come gli scappa quando s’incavola di brutto. Ricostruzione testimoniale più accreditata: «Da che pulpito, ma se voi siete la mafia del calcio». Galliani continua, incrocia Agnelli, Marotta, Paratici e insulta anche loro. Battute pesanti, anche dopoil fischio finale, da parte di gente con lo stemma del Milan sulla divisa: «Tenete il portafoglio, arrivano». Il tutto, sotto gli occhi di due ispettori della Procura federale della Figc. A precisa domanda, l’allenatore bianconero non smentirà lo scontro verbale, pur evitando il replay delle parole: «Con Galliani c’è stato uno scambio di opinioni: quando salgo dal sottopassaggio mi aspetto di non trovare gente che mi insulta, ma a volte non succede». Galliani s’è sentito poco bene, e ha finito di seguire la partita in tv, dentro una saletta vicino ai garage, insieme a un medico.

Nel tunnel non si scalda più di tanto Massimiliano Allegri, nonostante gli scambi di battute nelle ultime settimane. Anche in questo caso, l’allenatore se la prende con l’ad avversario, Beppe Marotta: «La giustizia divina ti punisce per quello che dici. Io forse devo avere il permesso di Marotta per parlare». Anche dopo, a cena con Berlusconi, Allegri torna sulle parole di Marotta, la scorsa settimana e promette battaglia: «Di Marotta continuerò a parlare fino a maggio». In maniera non proprio lusinghiera, si deduce dall’aggettivazione della notte. Casus belli, l’attacco del Milan a Chiellini, definito «spia» per il racconto del buffetto di Ibra a Storari, nell’andata di Coppa Italia. «Noi guardiamo in casa nostra, non in quella degli altri», replicò Marotta a una battuta di Allegri. Da lì, l’allenatore gli ha dichiarato guerra. Dal tunnel, l’aria pesante si trasferisce sul campo, con confronti al limite del regolamento, e anche oltre. Il cazzotto di Mexes a Borriello, lo scambio ravvicinato di vedute tra Muntari e Lichtsteiner, gli incroci spigolosi tra Van Bommel e Pirlo. E, alla fine, la quasi rissa tra Chiellini e Ambrosini. Ruggine recente per l’etichetta di «spia», che il capitano rossonero aveva appiccato, davanti ai microfoni, proprio per la vicenda di Ibra. Sul momento, lo juventino aveva lasciato perdere, ma poi l’agonismo della partita ha rialzato la rabbia.

Visto il saloon, oggi MilanJuve potrebbe avere una coda nelle decisioni del giudice sportivo. Gianpaolo Tosel si dovrà esprimere in base al referto dell’arbitro e a quello della Procura federale, che avrà tempo fino alle 16 per consegnare le proprie segnalazioni. Nel fascicolo potrebbero così finire il litigio fra Galliani e Conte, ed eventuali relativi deferimenti, oltre a tutti i colpi proibiti avvenuti sul campo. Il prossimo 21 marzo, Juve-Milan si rivedranno per il ritorno di Coppa Italia: auguri.

 

Galliani: «Chiuso un rapporto che durava da anni».
Il Milan va alla guerra: "Finita l'amicizia con la Juve".
Il canale tematico rossonero evoca il caso Ronaldo-Iuliano.

Santa Alleanza addio. Da ieri Milan e Juventus hanno interrotto i loro rapporti. Niente più telefonate settimanali per discutere di temi di politica sportiva, nessun sodalizio in Lega Calcio e zero diplomazia. Se da Torino arriveranno lamentele sull’operato degli arbitri o su vicende che riguardano direttamente i rossoneri, nessuno porgerà l’altra guancia o fingerà di non aver sentito. L’ordine di scuderia è rispondere con i cannoni.

Adriano Galliani ha trascorso tra sabato e domenica una delle peggiori notti della sua carriera da dirigente, ma non ha cambiato di una virgola il suo pensiero. A caldo, subito dopo la partita, aveva riassunto così la situazione: «È finita un’amicizia che durava da anni, da domani con la Juve ci sarà soltanto una rapporto di sana competitività sportiva».

I pensieri più pesanti, invece, sono stati affidati a Milan Channel e come succede quando si scoperchia un pentolone in ebollizione sono uscite le accuse più disparate. La Juve viene accusata di aver preparato strategicamente la partita anche nei tempi. Le cinque «mosse» del club bianconero iniziano il 5 febbraio e terminano con l’attacco ad Abete. Il canale tematico cita «le dichiarazioni di Marotta dopo Juve-Siena, le lamentele di Conte dopo il Parma, il comunicato ufficiale della società a sostegno di Conte, l’attacco alla federazione di Andrea Agnelli e pure la richiesta di Chiellini della prova tv su Ibra (per la Coppa Italia) che avrebbe influenzato la decisione della corte di giustizia federale giovedì scorso. Durissimi anche i commenti sul gol fantasma non convalidato a Muntari. Secondo il Milan questo è un «errore patologico» mentre il gol annullato a Matri viene definito «fisiologico» perché è di più difficile valutazione. Da qui la chiosa: «Noi per il gol annullato a Seedorf a Firenze (0-0 il 19 novembre, ndr) non ci siamo lamentati».

I toni diventano più accesi quando si scelgono due precedenti non casuali. Viene infatti ricordato ciò che successe nel 1998 durante il match scudetto Juventus-Inter, quando sul ribaltamento di fronte, dopo un rigore non concesso a Ronaldo, la Juve ottenne a sua volta un penalty (sbagliato da Del Piero). Come esempio di gol fantasma, invece, viene citato quello di Pellissier il 13 marzo del 2005, in piena orbita di Calciopoli.

L’unico momento di distensione è quando interviene lo juventino Eros Ramazzotti, con toni molto concilianti, il resto è un’accozzaglia di veleni. Da Buffon a Conte, ce n’è per tutti i gusti, con una serie di incisi, come quello su Galliani che fa sapere di non aver insultato l’arbitro Tagliavento.

La frattura sembra insanabile. I sospetti diventano accuse, i rospi ingoiati nelle settimane passate diventano macigni da lanciare al nemico. Pure Allegri è pronto alla battaglia e ha raccontato che non risparmierà una virgola né a Marotta né a Conte: «Sono toscano e le battute mi escono meglio di loro». Tutti i giocatori rossoneri domani alla ripresa degli allenamenti verranno messi al corrente della situazione e verranno invitati ad agire di conseguenza. Ma l’appuntamento più atteso della settimana rischia di diventare quello di venerdì prossimo. In Lega Calcio, infatti, potrebbe andare di scena il secondo round di ciò che è accaduto nei pressi degli spogliatoi durante l’intervallo. È infatti in programma un’assemblea per parlare della sfiducia al presidente Beretta. E sarà la prima volta che Milan e Juve entreranno nella stanza dei bottoni da nemici.