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Il ritorno di Kakà al Milan ha ridato entusiasmo a un ambiente che, dopo i no ricevuti da Tevez e da Ljajic e dopo aver visto le principali concorrenti per lo scudetto farla da padrone in sede di mercato, masticava amaro e sembrava quasi rassegnato a recitare un ruolo da comprimario nella stagione 2013-14.

Invece, di colpo, il rientro a Milanello del figliol prodigo Ricky ha fatto saltare gli schemi della stagione rossonera: Adriano Galliani in lacrime di commozione, boom di mini abbonamenti Champions, compagni di squadra trascinati dall'entusiasmo e subito pronti a donare a Kakà la fascia di capitano per l'amichevole con il Chiasso.

Ma non è solo nel cuore dei rossoneri che Kakà ha rotto gli schemi dell'estate milanista, ma anche, e forse soprattutto, sulla lavagna tattica di Massimiliano Allegri. L'arrivo del brasiliano infatti offre al tecnico la concreta opportunità di adottare il modulo preferito da Silvio Berlusconi, quello con il trequartista e le due punte. Perché un conto è mettere Kaká alle spalle di Balotelli e uno fra Matri, Robinho, El Shaarawy o Pazzini, un altro conto sarebbe stato mettere in quella posizione Boateng, adattandolo al ruolo, oppure far recitare la parte del titolare al promettente ma ancora acerbo Saponara. 

L'arrivo di Kakà consente dunque ad Allegri di poter contare su una varietà di soluzioni tattiche che non tutte le rivali per lo scudetto possono permettersi. Il tutto, naturalmente, dando per scontato che il 31enne centrocampista ex Real Madrid ritrovi al più presto una condizione fisica che gli permetta di giocare in quel ruolo senza gravare sugli equilibri della squadra.

Da ultimo, va detto che il ritorno alla base di Kakà, oltre che nell'animo e sul rettangolo di gioco, rompe gli schemi anche in sede di mercato. In parole povere, siamo sicuri che, a questo punto, l'arrivo di Honda a gennaio serva davvero al Milan?