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  • Milan: l'effetto Ibra è finito, i 'ragazzi' si credono giocatori forti. Anche Pioli  deve tornare sulla terra in fretta

    Milan: l'effetto Ibra è finito, i 'ragazzi' si credono giocatori forti. Anche Pioli deve tornare sulla terra in fretta

    • Cristiano Ruiu
    L’effetto Ibra è finito. La durissima lezione presa dall’Inter in Supercoppa sancisce in maniera definitiva il fatto che il Milan di Ibra non ci sia più. L’effetto benefico, anzi direi addirittura salvifico dello svedese sull’ambiente, sulla squadra e sull’allenatore è stato determinante per riportare il Milan ai vertici del calcio italiano e per ricollocarlo stabilmente in  zona Champions League. Quel percorso era cominciato esattamente 3 anni fa, dopo la famosa cinquina di Bergamo. Ibra è stata la testa d’ariete che ha permesso a Maldini (e all’epoca Boban) di entrare di forza nel cuore e nella testa non solo dei giocatori, ma di tutto l’ambiente di Milanello. In 3 anni si è creata un’alchimia speciale che ha permesso ai giovani di crescere con i giusti valori e la giusta mentalità. A Milanello è tornata la cultura del lavoro, l’attaccamento alla maglia e la voglia di vincere. Ibra è riuscito a inculcarla in tutti, prima dal campo e poi dalla panchina. In questi tre anni meravigliosi ci sono state figure importanti che hanno consentito alla squadra di ottenere un secondo e un primo posto in campionato. Con umiltà, abnegazione, spirito di sacrificio e di gruppo. In quel secondo e in quel primo posto, il Milan di Pioli ha messo dietro squadre molto più dotate tecnicamente e composte da giocatori di spessore ed esperienza superiori. Inter in primis.

    L’anno scorso il Milan ha vinto il campionato con un merito eccezionale, quello di essere stato più squadra dell’Inter. E in questo modo ha sopperito a un evidente gap tecnico. Proprio quello che è venuto fuori nella Supercoppa. La partita non è mai stata in discussione. Gli uomini di Simone Inzaghi, con classe ed esperienza l’hanno gestita a loro piacimento. Senza soffrire nemmeno un minuto. Probabilmente si sono ricordati di come, pur da superiori, si erano giocati male gli ultimi 15 minuti di quel derby che, alla fine dei conti, era costato loro lo scudetto. E proprio la vittoria del tricolore sembrerebbe aver tolto al Milan quella ferocia e quello spirito di squadra che ne aveva contraddistinto il cammino degli ultimi 3 anni. Proprio in questi 3 anni c’erano state delle battute d’arresto clamorose, dei blackout. E si diceva sempre: se i rossoneri non corrono e non restano uniti possono perdere punti con chiunque. Ecco, questo concetto pare che si sia smarrito dalle parti di Milanello.

    L’anno scorso il Milan era riuscito a fare a meno di titolari dell’anno prima come Donnarumma, Calhanoglu e per metà stagione Ibrahimovic. Quest’anno invece non si è ancora riusciti a superare la partenza di uno come Kessie. E soprattutto le assenze di Maignan e Ibra. Lo svedese è fuori da troppo tempo e non è per nulla facile infondere il suo spirito dalla tribuna. I “ragazzi” dai quali Ibra e Pioli avevano tirato fuori il meglio, adesso si sentono giocatori forti, fatti e finiti. In campo litigano tra di loro. Non si aiutano più come l’anno scorso. Il segnale che ha mandato Pioli contro l’Inter, quello di rispolverare Kjaer al posto di Kalulu era sintomatico. Il danese è stato importante in questi anni, ma non è Ibra. E l’effetto sulla squadra non è certo lo stesso.

    Lo stesso tecnico che ultimamente ha continuato a cambiare e ricambiare modulo ha peccato di presunzione. Ha fatto credere alla squadra di esser ormai matura per cantare su qualsiasi spartito. Nossignori, il Milan non ha i tenori del livello tale da potersi permettere questa disinvoltura. E’ una squadra con alcuni buoni giocatori, tanti gregari. Che aveva un condottiero. Quello che l’ha trasformata in 3 anni. Ma, purtroppo, dopo un anno di assenza l’effetto Ibra è svanito. E finchè non torna in campo, sempre che ce la faccia ancora, sarà difficile ripristinarlo. La strada più facile da percorrere è che tutti i citati, a partire da Pioli, si facciano adesso un bel bagno di umiltà e tornino a giocare da squadra operaia. Perché i Milan di Sacchi, Capello e Ancelotti erano un’altra cosa. Quello attuale deve tornare sulla terra in fretta.
     

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