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E proprio quando tutti si aspettano il tracollo del Milan a Roma arriva la prestazione che ancora una volta sovverte i pronostici e dimostra che i rossoneri si esaltano nelle difficoltà. Che il Milan di quest’anno sia una squadra con la S maiuscola ormai è una certezza. Solo un gruppo unito, sano e coeso può passare dalle ultime partite disastrose a un primo tempo come quello dell’Olimpico. 45 minuti che non sono finiti in goleada solo grazie alle parate di Pau Lopez e alla scarsa vena di Ibra, apparso per una volta avulso dal concetto di “squadra”. La cosa migliore della serata lo svedese la fa con il discorso motivazionale prima della partita. In campo poi si rivela esageratamente egoista e appannato. La cosa peggiore la fa con quel goffo colpo di tacco a porta vuota quando, invece di appoggiare a Calhanoglu per un facile gol del vantaggio si inventa il numero per stupire. E il destino vuole che molto probabilmente sia proprio con quel innaturale movimento che Ibra si procuri l’ennesimo problema muscolare, stavolta all’adduttore.

Ma mentre gli infortuni di Calhanoglu e soprattutto Rebic sono pesantissimi, alla vigilia di un durissimo ciclo di partite ravvicinate, quello di Ibra potrebbe avere anche dei risvolti positivi. Quali? Il primo si è visto contro la Roma. Uscito l’accentratore svedese, Rebic, tornato in forma smagliante, si è sentito libero di puntare la porta e concludere invece che servire sempre il compagno, a volte forzando la soluzione. Ed è così che è nato il gol-vittoria del 2 a 1. Il secondo è che il miglior Milan della stagione paradossalmente si è visto proprio senza Ibra in campo. Guarda caso il periodo di flessione dei rossoneri è coinciso proprio con il ritorno del loro leader tecnico. Il terzo è che questo infortunio toglie la società dall’imbarazzo della vicenda del Festival di Sanremo. Possono girarcela come vogliono, ma lo stesso Paolo Maldini aveva ammesso nel prepartita in modo trasparente e sincero che la settimana di Ibra a Sanremo con due partite di campionato da giocare non era una “cosa normale”.
Questo infortunio evita al club di dare a tutti l’immagine di essere così totalmente in balia dello svedese al punto da concedergli qualcosa di mai visto nel calcio italiano. Evita di organizzare improbabili tour de force in auto o aereo per fargli giocare le partite nelle pause sceniche del Festival. Ed evita a Pioli di schierare in campo un super professionista strapagato per fare il calciatore che presenta una kermesse musicale mentre i compagni si allenano a Milanello. Ibra si farà tranquillamente il suo amato Festival e nel frattempo recupererà dall’infortunio muscolare, l’ennesimo, come normale che sia per un quasi quarantenne. Intanto il Milan avrà la grande occasione di dimostrare ancora una volta di essere una squadra con la S maiuscola e di riuscire a fare a meno di lui.

Non sarà facile perché tutti gli indisponibili si concentrano proprio nel reparto avanzato. Ma sarà un’occasione in più per dimostrare che la squadra e il gruppo devono venire sempre prima del singolo. Un concetto che lo stesso Ibra, un anno fa, ha contribuito a inculcare in questi ragazzi, ma che ogni tanto lo stesso svedese si dimentica. Non c’è milanista che non debba essere grato per la metamorfosi che ha determinato Zlatan con il suo ritorno in rossonero. Ma la partita di Roma e il caso Sanremo devono indurre Maldini e company a pensare che sia doveroso pianificare in fretta un “dopo Ibra”. Magari già da luglio. Credo che alla fine ne trarrebbe beneficio anche l’eccezionale lavoro di Pioli, il quale ha dimostrato proprio all’Olimpico di sapersi prendere le responsabilità di operare scelte molto difficili. Lo era sicuramente quella di lasciare in panchina per scelta tecnica il capitano in una gara-chiave della stagione. Pioli ha corso il rischio e i fatti gli hanno dato ragione. La strana coppia Kijaer-Tomori ha denunciato qualche errore di posizionamento, come nel caso del gol di Veretout, ma complessivamente ha giocato un’ottima partita. Tuttavia Pioli sa che Romagnoli non va affatto perso e tornerà a schierarlo contro l’Udinese, ma il segnale che ha mandato al gruppo è stato chiaro: “Nessuno è sicuro del posto, nemmeno il capitano”. E forse presto, nemmeno Ibra.