Cattivo, cinico e con un grande carattere. Il Milan riesce a espugnare il fortino dell'Atalanta e consolida il quarto posto. Una prova di maturità che può far  gonfiare il petto a Gattuso, comandante sempre più saldo di una nave che ha dovuto superare più di una turbolenza in stagione ma che è rimasta in carreggiata.

LA RIVINCITA DI RINO - Nella prima frazione l'Atalanta ha confermato di essere una provinciale con una mentalità da grande squadra. Ha pressato alto il Diavolo, lo ha fatto correre quasi allo sfinimento prima prima di punirlo con Freuler. Gattuso si è girato verso il suo vice Riccio, ha applaudito la squadra e l'ha esortata a continuare su quei concetti preparati in settimana. E' vero, deve ringraziare Piatek (17 gol in A, 25 in stagione) e il gol del ritrovato Calhanoglu, ma in questo successo c'è molto di suo. Tatticamente il Milan ha giocato una ottima partita, ha sofferto e non ha mai mollato un centimetro. Nell'abbraccio a Calhanoglu c'è anche quel senso di rivincita nei confronti di chi non lo considerava un allenatore pronto per riportare il Milan nell'élite del calcio italiano europeo, di chi lo aveva messo in discussione la scorsa estate e dopo il pareggio di Frosinone.
SEGNALE PER IL FUTURO - Con la gestione del caso Higuain e la valorizzazione dei vari Bakayoko, Calabria solo per citarne alcuni ha dimostrato di essere un ottimo gestore. Ma in Gattuso è qualcosa di più, pensare solo all'ottimo motivatore sarebbe riduttivo: ha conoscenze tattiche, idee chiare e ben precise,  e la giusta umiltà per migliorarsi. Il tecnico calabrese sta lanciando segnali inequivocabili, merita di allenare ancora questo gruppo in futuro a prescindere dalla qualificazione in Champions League.