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Non trovo per niente eccessiva l’enfasi che accompagna il Milan allo spareggio play-off per l’Europa League. E’ una delle partite più importanti della stagione perchè può aprire la partecipazione in Europa o impedirla, perchè con l’accesso continentale arriverebbero una quindicina di milioni e perché il mercato del Milan potrebbe avere ancora un senso negli ultimi quattro giorni. Certo, il Rio Ave è tecnico e tosto, batterlo sarà complicato. Prima di tutto per le assenze di Ibrahimovic, Rebic e Romagnoli (tre titolari certi), poi perchè il Milan giocherà fuoricasa con quel che questo comporta a livello di stress e tensione (nonostante l’assenza di pubblico), infine perché il Milan è una squadra giovane e giocare senza il suo punto di riferimento - penso a Ibrahimovic - è tutt’altro che un vantaggio.

Vero che senza di lui i rossoneri hanno vinto due volte su due (nel preliminare contro il Bodoe e a Crotone), ma gli ostacoli da superare non erano così alti. In Portogallo, invece, non solo non si può sbagliare (era così anche contro i norvegesi), ma siamo all’ultimo atto di una piccola competizione. Chi vi è arrivato è forte e motivato quanto il Milan, ama il gioco collettivo ed è squadra e non individualità. Per questo mi sono molto piaciute le parole di Pioli alla vigilia, le stesse che - credo - abbia ripetuto e ripeterà ai calciatori. Il leader del Milan è il gruppo, nel quale tutti devono sottoporsi alla stessa fatica, dove non esiste scarico di responsabilità, l’aiuto è reciproco e quello che tutto deve guidare è il gioco.
Onestamente non so se oggi il Milan sia una squadra superiore al Rio Ave. Personalmente credo non sia inferiore e che la partita sia aperta. Tuttavia uno degli errori che qualcuno potrebbe commettere è che, come accaduto con il Bodoe, Calhanoglu abbia i colpi per risolverla, visto che Ibra non c’è. Nessuno vuole sminuire la bravura e, in certa misura, la grandezza di Calhanoglu, che sicuramente sarà importante, ma se non si pensa alla gara con spirito di squadra i risultati potrebbero essere miseri. La mia sensazione è che il Milan sia cresciuto in tutti i suoi elementi e la prova viene da Kessie, uno che ha sempre trovato spazio, qualsiasi fosse l’allenatore in panchina. Per restare a centrocampo, anzi in mediana, penso che l’altro interprete debba essere Tonali, in questo momento preferibile a Bennacer (solo più esperto) per freschezza e reattività.

Davanti io vedrei bene Colombo, perché Leao non ha una partita intera nelle gambe e giocherà uno spezzone di gara. Il ragazzo del vivaio, invece, ha i numeri per una grande prestazione: senso del gol, difesa della palla, buona tecnica, un fisico tutt’altro che esile. Mi piace perché ha saputo reagire alla sfortuna (si fratturò il metatarso prima di un Mondiale di categoria) e perché il Milan è un laboratorio dentro al quale si può crescere in fretta. E partite come quella di questa sera danno e ti fanno dare qualcosa di più. Indispensabile avere un approccio felice e non abbattersi nel caso in cui il Milan subisca un gol. La cronaca, più ancora della storia, ha dimostrato che una reazione a volte è più benefica di un immeritato vantaggio. Infine il pressing. Contro una squadra che costruisce dal basso, l’imperativo è uno solo: attaccarla fin nella propria area. I portoghesi palleggiano superbamente, ma se si va al recupero con i tempi giusti, l’errore prima o poi arriva.