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La nostalgia è un sentimento pericoloso. Anche e soprattutto nel calcio. Tutti i tifosi del Milan ricordano l'estate di due anni fa. L'addio di Kakà, appena sei mesi dopo la commovente (con il senno di poi patetica) scena alla finestra della casa in pieno centro di Milano, con i tifosi a pregarlo di rimanere sino a notte fonda, ha lasciato un vuoto nel cuore. Un vuoto che va riempito però con nuovi idoli, non con il simulacro sbiadito dei vecchi eroi.

Lo insegna la storia. Chi ha dimenticato Sheva? L'ucraino scappò a Londra, dove si distinse (parole di Mourinho) più sui campi da golf che sui prati della Premier League. Il Milan lo riportò a casa due anni dopo. Un'operazione tutto cuore e poca cervello. Il risultato? Triste: zero gol in serie A nel 2008-09 dell'attempato Shevchenko.

Con Kakà il rischio del bis è altissimo. Ricky non è più lui. A essere onesti, già nell'ultimo anno al Milan si era intuito che qualcosa si era guastato in quell'atleta formidabile. Poche progressioni, qualche lampo, molti rigori. Berlusconi e Galliani guadagnarono 67 milioni di euro dalla sua partenza. Diciamocelo: a posteriori, il rendimento a Madrid di Kakà avrebbe giustificato la cessione anche a un terzo di quella cifra.

Tra guai fisici e titubanze, il brasiliano è diventato l'ombra di sè stesso. Guadagna uno sproposito, ma non è più un top player. E a 29 anni, scommettere sulla sua rinascita è quasi pazzia. Nemmeno l'aria di Milano lo rimetterebbe sui binari giusti.

Insomma, niente tentazioni. Kakà rimarrà sempre un eroe della storia rossonera. Meglio tenersi il ricordo. E lasciare il giocatore che è ora altrove.