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Cutrone va ceduto o no? Questa è la domanda che circola tra la sede del Milan e i tanti tifosi rossoneri, alla quale io rispondo subito con un incondizionato “no”, per almeno tre motivi. Il primo è legato al fatto, indiscutibile, che Cutrone è cresciuto nel Milan, sa che cosa è il Milan e ha già dimostrato sia il suo attaccamento alla squadra, sia il suo valore.

Ripartendo da quest’ultimo aspetto, immagino le obiezioni di chi la pensa in maniera diversa e sottolinea, giustamente per la verità, che Cutrone non è un fine palleggiatore e ha più grinta che classe. Sicuramente non ha le qualità di Van Basten o Shevchenko, per rimanere in casa Milan, ma quanti sono gli attaccanti italiani che le posseggono? Nessuno, tanto è vero che Mancini in cerca dei giocatori di classe, non ha ancora trovato il suo centravanti ideale per la Nazionale, tra i vari Belotti, Immobile, Quagliarella, Pavoletti, Kean e Balotelli. Cutrone, però, è un goleador, come lo era Inzaghi che ha vinto tutto con il Milan, firmando con la sua doppietta contro il Liverpool l’ultima Champions rossonera, ma non sapeva dribblare neppure una sedia, secondo una perfida definizione del grande Jorge Valdano.

Inzaghi, in compenso, aveva una squadra alle sue spalle che esaltava le sue caratteristiche, mentre Cutrone non ha mai avuto uno come Pirlo in grado di smarcarlo in profondità, o due esterni come Cafu e Serginho capaci di scodellare cross precisi dal fondo. Eppure, malgrado gli evidenti limiti della squadra, Cutrone ha segnato 10 gol, e tutti su azione, nel campionato in cui ha giocato di più, un anno fa, tra l’ultimo Milan di Montella e il primo Milan di Gattuso. E nell’ultima partita disputata dall’inizio, con la Under 21, ha segnato un gol di testa, che non era certamente la specialità di Inzaghi. 

Il secondo motivo è legato al fatto che non ha senso vendere Cutrone costato zero euro, per 20 o 25 milioni, invece di svendere alla stessa cifra Andrè Silva costato 38 milioni. Questa, infatti, è la strategia suggerita, o comunque gradita, dal fondo Elliott che pensa al bilancio economico, ma non sa nulla di calcio. Il calcio, però, è un mondo a parte, in cui due più due non fa automaticamente quattro, come in qualsiasi azienda sotto l’ombrello del fondo Elliott.

E mentre Cutrone, dall’inizio o dalla panchina, ha dimostrato di essere utile come unica o come seconda punta al fianco di Piatek, il piccolo portoghese strapagato da Fassone ha già deluso in due stagioni e in due campionati diversi, prima in Italia al Milan e poi in Spagna al Siviglia, per cui sarebbe un grosso rischio ripartire con Andrè Silva. Ci sembra strano, quindi, che Giampaolo, al primo anno al Milan, preferisca una “scommessa” a una certezza

Il terzo è ultimo motivo, strettamente legato ai due precedenti, riguarda la mancanza di alternative sicure. Come ha detto a “Radio Anch’io Sport” su Radiouno, Fabio Capello, che di calcio e di Milan se ne intende, non ci sono in giro tanti attaccanti migliori di Cutrone, pensando ai limiti di budget della società, per cui tanto vale tenere lui. E soprattutto, come ripeteva Silvano Ramaccioni, storico team manager del Milan berlusconiano, nel calcio si possono sbagliare gli acquisti, perché non si sa come si inseriscono in una nuova squadra, ma non si possono sbagliare le cessioni di giocatori che già si conoscono. E il caso di Pirlo, lasciato gratuitamente alla Juventus, insegna. Il tempo è un giudice che non perdona e sarebbe gravissimo, quindi, rimpiangere Cutrone, che ha soltanto 21 anni e può continuare a segnare con la maglia del Milan, con o senza il fondo Elliott.