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Quando il gioco si fa duro, i duri devono cominciare a giocare. Il campionato di Serie A entra nella sua fase clou e anche la corsa scudetto vivrà nelle ultime 11 partite il suo momento decisivo. Per il Milan, in crisi di risultati e di identità dopo i due pari consecutivi con Salernitana e Udinese, arriva già in questo week-end un appuntamento che può segnare la svolta, in un senso o nell'altro. Contro il Napoli, Stefano Pioli si gioca una fetta significativa di tricolore, obiettivo per il quale la formazione rossonera chiede uno sforzo supplementare ai suoi giocatori, in particolare a quelli in grado di fare la differenza. E, analizzando alcuni dati statistici, quello che emerge è che, a questo punto della stagione, stanno venendo a mancare quei numeri che possono dirimere la questione tra il raggiungimento uno dei primi quattro e la vittoria.

E' CROLLATO KESSIE - Perso Kjaer fino al termine della stagione, che comunque non aveva contribuito nel passato campionato a livello realizzativo, i vari Calabria, Tomori e Romagnoli sono assolutamente in linea con le statistiche del 2020/2021; così come Theo Hernandez, che viaggia attualmente a quota 4 reti contro i 7 di un anno fa, con la stessa cifra di passaggi decisivi (6). Il centrocampo può contare su un Tonali finalmente inserito negli schemi del Milan e cresciuto in maniera esponenziale in termini di leadership e convinzione: nel campionato scorso, giocato principalmente da subentrante, non aveva apportato pressoché nulla dal punto di vista offensivo, mentre dopo 27 giornate di Serie A vanta già un bottino di 2 reti e 3 assist. Se Bennacer continua a risultare giocatore preziosissimo in termini di costruzione e di avanzamento del baricento, i gol continuano ad essere il tallone d'Achille del giocatore algerino, che ha comunque già migliorato i dati della passata stagione (uno contro zero). E così, venendo alle note dolenti, balza clamorosamente all'occhio quanto sia crollato nel giro di un anno l'apporto complessivo di un giocatore fondamentale come Franck Kessie: le 13 realizzazioni del 2020/2021 e il senso di strapotere fisico trasmesso in campo sono un lontanissimo ricordo, immortalato dalle 5 reti siglate sin qui e a cui fanno da contesto prove decisamente sbiadite.
LEAO NON COMPENSA REBIC - Se l'incursore ivoriano è stato probabilmente il vero volto della prepotente cavalcata del Milan nel passato campionato, un altro protagonista emerso in maniera importante soprattutto nella seconda metà della scorsa stagione era stato Ante Rebic, capace di chiudere il campionato con 11 gol all'attivo, a cui aggiungere 7 assist, mentre i ripetuti infortuni che hanno accompagnato il 2021/2022 dell'attaccante croato hanno sin qui inficiato drasticamente l'apporto alla causa della formazione di Pioli: il gol contro la Salernitana del 19 febbraio aveva interrotto un'asistenza che resisteva da metà settembre, ma è stata una fiammata isolata in un periodo di grigiore generale anche a livello di impatto mentale sulle partite. Il suo crollo è stato compensato solo parzialmente dall'esplosione di Leao, l'unico elemento del reparto offensivo a migliorare il proprio rendimento, con 8 gol e 4 assist che hanno già incrementato il bottino di 6 e 6 di un anno fa. Un cambiamento importante ma non sufficiente, anche in considerazione del fatto che Ibrahimovic finisce per saltare metà campionato a causa dei suoi acciacchi (è fermo a quota 15 presenze in campionato, l'anno scorso arrivò a 19 totali) e che l'uomo chiamato a raccogliere l'eredità sulla trequarti di Calhanoglu (4 gol e 10 passaggi decisivi), Brahim Diaz, non ha portato quel salto di qualità sperato, con appena 3 reti e altrettanti assist, peraltro molto lontani nel tempo. Quando il gioco si fa duro, i duri dovrebbero cominciare a giocare: ecco, Stefano Pioli confida che, a partire da Napoli, l'uso del condizionale possa fare spazio alle certezze.