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Il giocatore del Milan finito sulla bocca di tutti in questa sosta delle nazionali è stato indubbiamente Piatek. È normale che sia così dopo il lungo digiuno cominciato nella fase finale dello scorso anno, proseguito quest’estate e confermato anche con la nazionale polacca. La storia di tutti i bomber è scandita da periodi di 'magra' più o meno lunghi. La differenza tra gli attaccanti normali e i campioni è che i veri goleador escono da questi periodi bui più forti e spietati di prima: definizione da leggere sul vocabolario alla lettera I di Inzaghi. Non sappiamo ancora se Piatek faccia parte di questa categoria o invece dobbiamo catalogarlo nella schiera dei 'buoni attaccanti'

Sorridevamo quando, appena arrivato, molti trombettieri o semplicemente molti incompetenti lo paragonavano a Shevchenko. Sorridiamo quando adesso qualcuno ritiene che sia un 'brocco'. Non è Shevchenko, ma non è nemmeno Andrè Silva. La miglior descrizione di Piatek la fornisce lui stesso dimostrando di essere molto lucido, obiettivo e conscio dei propri limiti. È molto significativa l’intervista rilasciata dal polacco appena arrivato in nazionale. Piatek confessa le sue difficoltà iniziali nell’approccio con Giampaolo e con il suo calcio. L’ex genoano candidamente ammette: "Ogni tanto sarebbe meglio giocare più facile, sarebbe meglio lanciare subito la palla su". Ecco, in queste parole c’è tutto Piatek e tutto il suo modo di giocare. Kris vuole la palla subito, lunga, vuole giocare in profondità, vuole essere lanciato e portarla in progressione. Questo vuole. E così sa giocare alla grande. Se lo metti spalle alla porta, se lo fai marcare da fermo, se gli fai fare il centravanti boa lo metti in difficoltà, lo snaturi. Piatek deve giocare faccia alla porta, non di spalle. Lo spiega anche Giampaolo quando dopo Milan-Brescia dice che Andre Silva è più adatto a venire incontro e appoggiare la manovra, movimenti indispensabili per chi gioca il 4-3-3 con gente come Suso, Calhanoglu e compagnia. 

Peccato che il centravanti titolare del Milan, quello su cui la società ha investito tanto, colui che rappresenta uno dei tre punti fermi della nuova squadra sia Piatek, non Andrè Silva. È evidente che il calcio di Giampaolo, fatto di schemi, palleggio, possesso e trame elaborate non sia il tema tattico preferito da Piatek. Poteva favorirlo in qualche modo il 4-3-1-2, soprattutto se gli fosse stato affiancato un altro attaccante veloce da mandare in profondità, uno alla Correa per intenderci. E invece il Milan di Giampaolo è stato costretto a virare sul 4-3-3 che per il polacco sembra proprio lo schema meno adatto. Ancora meno adatto se si pensa ai concetti di calcio che porta avanti Giampaolo. Le premesse per non fare una grande stagione da parte di Piatek ci sono tutte. Starà a lui smentirle e cominciare ad acquisire caratteristiche di gioco diverse da quelle abituali. A Verona avrá un’altra chance importante. Se dovesse fallirla potrebbe rischiare il derby. E attenzione, perché alle spalle di Piatek c’è Leao che scalpita. Ha numeri, ha tecnica, ha entusiasmo e, cosa non da poco, è il pallino di Boban. Considerando che nel 4-3-3 c’è spazio per un solo centravanti di ruolo, Piatek deve reinventarsi in fretta altrimenti rischia davvero di perder il posto a beneficio di quest’altro portoghese. Che sembra decisamente meglio di Andre Silva.