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È il 31 maggio 2009. Allo Stadio Artemio Franchi di Firenze Paolo Maldini gioca la sua ultima partita da titolare con la maglia del Milan. Domani saranno 4500 giorni che le distinte di una partita di Serie A non vedono comparire il cognome Maldini nell’elenco dei titolari. Domani, alle 15, allo stadio Alberto Picco di La Spezia, a 151 chilometri di distanza dal Franchi, quel digiuno potrebbe rompersi. Daniel Maldini, figlio di Paolo e nipote di Cesare, può finalmente fare il suo debutto in Serie A, da titolare. Oggi Pioli lo ha provato in allenamento e tutto fa pensare che domani possa essere il grande giorno.

TURNOVER SULLA TREQUARTI - Il ritorno fra le grandi d’Europa comporta degli onori, ma anche degli oneri, a cui il Milan e i suoi tifosi non erano più abituati da tanto tempo. Fra gli onori, sicuramente quelle emozioni intensissime dell’indimenticabile notte di Liverpool (caso più unico che raro in cui una sconfitta non ha reso meno dolce la serata), condensate nei due fotogrammi del tifoso commosso dopo l’inaspettato 2-1 di Brahim Diaz e della corsa di Saelemaekers sotto il settore ospiti a mostrare orgogliosamente la patch della Champions con il numero 7 al centro. Fra gli oneri, riappare invece ciò che il doppio impegno ad alto livello rende obbligatorio: far rifiatare i titolari, più di una volta ogni tanto. Così, mercoledì contro il Venezia hanno in parte riposato Tomori, Theo, Kessie e Saelemaekers, mentre domani potrebbe toccare ad almeno uno fra Leao, Rebic e Brahim Diaz. Nella seduta di allenamento odierna, Pioli ha provato proprio Maldini al posto del portoghese, sulla sinistra , ma non è nemmeno da escludere un suo impiego al centro della trequarti, anche se, in quel ruolo, Brahim Diaz sembra al momento insostituibile per l’interpretazione che ne offre.
LA STAGIONE DELLA VERITÀ - Dall’esordio, per un minuto, a San Siro contro il Verona, di quel 2 febbraio 2020, Daniel Maldini ha sommato 52 minuti in campionato. In mezzo c’è stato anche l’esordio da titolare con la maglia rossonera, ma nei preliminari di Europa League, contro il Rio Ave (partita che è entrata irrimediabilmente nell’immaginario collettivo rossonero anche e soprattutto per altri motivi). Domani potrebbe arrivare la più importante di prima volta, quella in Serie A dal primo minuto. Alla sua terza stagione in prima squadra, la seconda in pianta stabile, l’ambiente si aspetta, ma non ha il coraggio di pretenderlo, vista l'importanza che riveste la questione, che il figlio di Paolo entri con continuità nelle rotazioni di mister Pioli. Le qualità per farlo ci sono tutte, anche se ne ha messo in mostra solo un piccolissimo assaggio, finora. Ci saranno anche le occasioni, proprio grazie al ritorno in Champions del Milan.

DINASTIA MALDINI - I tifosi ci sperano. Sperano che la dinastia Maldini non si interrompa, che Daniel possa darle continuità. Sperano di non dover smettere di pronunciare in sequenza i loro nomi, “Daniel figlio di Paolo nipote di Cesare”, così, tutto d’un fiato, come se fossero una filastrocca, o forse sarebbe meglio dire un incantesimo. Non può essere un caso, infatti, che la prima Coppa dei Campioni sia stata alzata da Cesare, che il ritorno del grande Milan, con l’acquisto di Berlusconi, sia coinciso con l’ingresso nei titolari di Paolo, e che quest’ultimo abbia vinto tutte le altre Coppe dei Campioni vinte dal Milan (con l’eccezione di quella del '69, sollevata da Rivera) e che abbia alzato da capitano l’ultima, nel 2007. Non è un caso nemmeno che, dopo anni bui, le cose abbiano ricominciato ad andare per il verso giusto con il ritorno dei Maldini a Casa Milan, nel 2018 Paolo da dirigente e, un anno dopo, Daniel da giocatore, con la sua prima convocazione il 22 novembre 2019. Per praticamente qualsiasi altra squadra, il fatto che il figlio di una leggenda del club possa fare il suo esordio in prima squadra rappresenterebbe un elemento di attenzione, di curiosità, ma non certo una questione di importanza vitale. Per qualsiasi altra squadra, non per il Milan, non per i Maldini, che poi, questi due nomi non rappresentano nemmeno due entità così nettamente distinguibili.