454
Partiamo dalle certezze. Gli ormai ex milanisti Donnarumma e Calhanoglu hanno scelto altre squadre e soprattutto altri contratti, con la differenza che il portiere è stato sostituito a tempo di record dal francese Maignan, mentre il centrocampista non è stato ancora rimpiazzato, almeno numericamente. L’altra certezza, importantissima, riguarda il riscatto di Tomori, pagato 28 milioni come era stato stabilito un anno fa dal Chelsea. Il mercato del Milan per il momento finisce qui. Per il momento, appunto, perché ufficialmente la campagna acquisti apre all’inizio di luglio e chiude alla fine di agosto.

Il tempo per muoversi in anticipo, però, c’è già stato per tutti, come hanno confermato il Psg che ha preso Donnarumma, l’Inter che ha preso Calhanoglu e lo stesso Milan che ha trovato un nuovo portiere. Per questo le preoccupazioni dei tifosi rossoneri sono legittime, perché il Milan ha chiuso il campionato al secondo posto, tornando finalmente in Champions e non può ripartire con la stessa squadra. Rispetto a un anno fa, l’asticella delle ambizioni è più alta perché non basterà dire che la squadra di Pioli punta al quarto posto per partecipare alla Champions. Il Milan deve essere rinforzato, altrimenti rischia di essere la cenerentola nel girone di Champions e di scivolare sotto il quarto posto in campionato, ricordando i brividi che hanno accompagnato i rossoneri nell’ultima settimana prima della vittoria a Bergamo.

Il problema è proprio questo: come può rinforzarsi il Milan se punta soltanto su “over 30” come Giroud o su nuovi presunti talenti come Leao? La soluzione scelta dalla proprietà sembra quella dei prestiti, per contenere i costi, con le varie declinazioni relative agli obblighi o ai diritti di riscatto. Una strada diversa rispetto all’inizio della propria gestione quando il fondo Elliott pareva contrario a questa politica, preferendo puntare su giocatori di proprietà. Ora è cambiato tutto e così ballano tanti nomi, vecchi e nuovi, a cominciare da Diaz che dovrebbe rimanere per giocare al posto di Calhanoglu, senza scordare Tonali, vicino al riscatto, e Dalot per parlare di quelli già nell’organico di Pioli. Ma soprattutto si pensa a nuovi possibili arrivi con la formula del prestito e i nomi che circolano sono quelli degli spagnoli Ceballos e Odriozola, della vecchia conoscenza rossonera Bakayoko tornato al Chelsea dopo l’esperienza al Napoli e infine del centrocampista Ziyech, altro elemento del Chelsea che però non fa sconti, come si è visto in occasione della trattativa per il riscatto di Tomori.

In attesa di sapere chi tra questi giocatori arriverà, si può già dire che la scelta di puntare sulla formula dei prestiti è un vantaggio economico all’inizio, ma un’arma a doppio taglio alla fine della stagione. I casi, infatti, sono due: se il giocatore soddisfa si rischia di valorizzarlo per conto della società di appartenenza e quindi di perderlo, mentre se il giocatore delude si è perso un anno. Non ci sarebbero dubbi, invece, se si acquistassero giocatori a titolo definitivo e soprattutto se si acquistassero campioni affermati, come l’argentino De Paul che invece dovrebbe andare all’Atletico Madrid. Perché per vincere servono le certezze dei campioni, non le scommesse sui giovani. Altrimenti si partecipa e basta, cercando i successi nei bilanci prima di quelli in campo.

Il Milan è stato elogiato da tutti perché non ha ceduto ai ricatti di Donnarumma e Calhanoglu, ma con questa politica si rischia di perdere anche Kessie, in scadenza di contratto tra un anno, che potrebbe imitare i suoi ex compagni rifiutando le proposte rossonere, per accettare un milione in più da altre società. Il tempo dirà, ma intanto si avvicina l’8 luglio, giorno in cui Pioli tornerà al lavoro a Milanello. Con un’altra certezza, stavolta finale: la passione dei tifosi rossoneri non sarà mai in prestito.