Ore febbrili in casa Milan, divise tra gli ultimi preparativi della memoria difensiva in vista dell'audizione di domani alla camera giudicante della Uefa per discutere delle violazioni del Fair Play Finanziario per il triennio 2014/2017 e la definizione delle strategie per il mercato di gennaio, legato indissolubilmente a quello che sarà il verdetto in terra svizzera. Tra le tante piste e i tanti nomi emersi in queste settimane ce n'è uno che mette tutti d'accordo: Zlatan Ibrahimovic. La candidatura del centravanti svedese per rimpinguare il reparto offensivo, composto oggi da sole due prime punte come Higuain e Cutrone, è stata uno degli argomenti della chiacchierata nella giornata di ieri tra il suo agente Mino Raiola e la dirigenza rossonera. 

DOMANDA E OFFERTA - L'interesse di Leonardo e Maldini è stato ribadito vis a vis, così come la proposta che verrebbe messa sul piatto per convincere Ibra a tornare al Milan. Contratto semestrale, con eventuale opzione per un'ulteriore stagione assieme, mentre la richiesta del diretto interessato è un contratto fino a giugno 2020. Questo perché Zlatan ha un contratto in essere fino a dicembre 2020 con i Los Angeles Galaxy, ma chiede al contempo garanzie economiche e tecniche per proseguire la sua esperienza in MLS dopo una prima annata molto soddisfacente sotto il profilo personale, ma deludente per quanto concerne i risultati della squadra, che non è riuscita a qualificarsi ai play-off per il titolo. Ibrahimovic pretende di essere tra i giocatori meglio pagati della rosa, di diventare uno dei 'designated players' a disposizione di ogni franchigia, ma chiede anche che la società faccia tutti gli sforzi possibili per rendere maggiormente competitiva la squadra. 
LA POSIZIONE DEI GALAXY - Idee molto chiare, come quelle relative alla suggestione di un suo ritorno al Milan: lo svedese non ha mai nascosto il suo rimpianto per non essere rimasto oltre quella famigerata estate 2013, quando il club di via Aldo Rossi decise di sacrificare lui e Thiago Silva per ragioni di bilancio, vendendoli al Paris Saint Germain. Ibra lo visse come un tradimento, tanto che il suo rapporto con l'allora AD Adriano Galliani non fu più come prima; Zlatan e la sua famiglia amano a Milano e ci tornerebbero di corsa, ma ora serve passare dalle parole ai fatti. Quelli che dovrà mettere sul tavolo il Milan, chiamato a dimostrare concretamente di credere ancora in un giocatore che, a 37 anni e reduce da un gravissimo infortunio al ginocchio, ha dimostrato di poter essere ancora molto performante. Quelli che proveranno a rendere particolarmente convincente i Los Angeles Galaxy, che lo considerano il punto di riferimento del proprio progetto ottimisti circa la permanenza in California del giocatore ma pronti ad assecondare la sua volontà nel caso in cui il richiamo dell'Italia fosse troppo forte.