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Sono stato il primo a elogiare Ibra, che prima di tutti i suoi colleghi è sceso in campo e chiamato a raccolta tutta la Serie A per aiutare un paese messo in ginocchio da questo stramaledetto coronavirus. Ha dato il buon esempio e ancora una volta si è comportato da leader. Per onestà intellettuale mi tocca dall'altro lato condannare la pessima trovata di marketing per l'e-commerce della sua linea di profumi. Poteva, anzi doveva evitare. In questo frangente senza calcio giocato purtroppo Ibra ha replicato una di quelle sue partite in cui faceva un gol strepitoso e poi si faceva espellere per una manata all'avversario. 

Allo scivolone di Ibra fa da contraltare il gesto più bello espresso dal mondo del calcio da quando l'Italia, l'Europa e il mondo stati travolti dalla pandemia. Mi riferisco all'accordo raggiunto dalla Juventus con i suoi tesserati coordinati da capitan Chiellini. Rinunciare di botto a 4 mesi di stipendio è stato un gesto semplicemente encomiabile, senza precedenti e, ci auguriamo, con tanti proseliti. Lo dico da milanista, i giocatori della Juve con questo gesto che potrebbe essere d'esempio per gli altri club, non solo italiani, hanno già vinto il loro campionato. E anche la loro Champions League. Senza tante chiacchiere, tante prese di posizione e tanti inutili distinguo, come quelli sollevati ultimamente dal sindacato calciatori, i giocatori bianconeri hanno rinunciato complessivamente a 90 milioni, che saranno quelli che probabilmente consentiranno al loro club di limitare i colossali danni economici di questa stagione sportiva. 

Sento già le eccezioni: "Ma sì, tanto loro sono milionari, cosa gli cambia?". Oppure: "Se si ricomincia a giocare a maggio, si fanno pagare di nuovo". Balle, questi signori miliardari rinunciano a 4 principesche mensilità. E lo fanno senza sapere che cosa accadrà nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Lo fanno decurtandosi spontaneamente contratti che sarebbero stati onorati dal loro club fino all'ultimo euro. Tanto di cappello. Sento tante belle parole dai protagonisti del mondo del calcio, ma le parole non costano nulla. Non ti toccano il portafoglio. Questi signori invece senza tante parole si sono messi le mani in tasca e hanno rinunciato a soldi che gli spettavano. 
Guardiamoci allo specchio: quanti di noi lo farebbero? Quanti di noi sarebbero disposti a rinunciare a 4 mesi di stipendio per salvare la loro azienda? Sono il primo che si è scandalizzato per i tamponi a tappeto a calciatori e personaggio dello spettacolo. Sono il primo a notare che se una persona comune porta il proprio figlio a sgranchirsi sotto casa le gambe per 5 minuti rischia 1000 euro di multa, mentre abbiamo assistito alla diaspora impunita dei calciatori di mezza Serie A in tutti i luoghi più attraenti del mondo. Sono il primo a notare che anche in un dramma collettivo come questo non siamo tutti uguali. Ma questo gesto dei calciatori della Juve è stato davvero eccezionale. E penso che possa fungere da esempio per tutti noi. Perché tutti, chi più chi meno, dovremo rinunciare a qualcosa quando dovremo ripartire. Sperando che quel momento arrivi il prima possibile. Ecco i giocatori della Juve sono stati davvero da esempio. Ci hanno indicato la strada. Senza parole ma con i fatti. 

E se tutti i giocatori di Serie A seguissero l'esempio saremmo sicuri che quando il nostro amato calcio riaprirà i battenti potremo di nuovo goderci le nostre amate domeniche e i nostri, beato chi ce li ha, amati mercoledì. E li apprezzeremo ancora più di prima. Traslando l'esempio in casa rossonera sarebbe davvero bello che il nostro ad Gazidis, in questo momento plenipotenziario del club, dopo aver sottolineato giustamente l'importanza della salute e della sicurezza di tutti, desse anche lui il buon esempio e rinunciasse a 4 mensilità del suo lauto stipendio per indicare la strada ai calciatori. Sono sicuro che in molti lo seguirebbero e che, da quel momento, sarebbe visto con occhi diversi dai tifosi del Milan e di tutti gli appassionati di calcio italiani. E, cosa più importante di tutte, riuscirebbe a non rendere catastrofica la situazione finanziaria di un club, già disastrosa prima dell'esplosione della pandemia.