338
Dopo le due sconfitte in tre giorni contro Atalanta e Inter, i critici si aspettavano e gli avversari si auguravano una frenata del Milan anche a Bologna. E invece la risposta della squadra di Pioli è stata chiara: il Milan fa sul serio e vuole giocarsi davvero lo scudetto. Contro gli uomini di Mihajlovic i rossoneri non hanno brillato, ma hanno saputo soffrire e rimanere uniti come sanno fare solo le squadre che sono determinate e convinte di raggiungere l’obiettivo. Nel bene e nel male la valutazione di questo Milan passa sempre dalle prestazioni, dagli assist, dai gol, dai rigori, dalle parole, dai gesti e persino dagli umori di Ibra, il grande trascinatore di questo gruppo. Prima di aprire l’ampio approfondimento sullo svedese, raccogliamo rapidamente alcune considerazioni sulla vittoria del Dall’Ara. 

1. Bravissimo Pioli a inventarsi Leao trequartista e il portoghese a reinterpretare con successo il ruolo dei tempi di Lille:
più continuo del solito e sempre nel vivo del gioco, ha anche il merito di conquistare il nettissimo rigore del vantaggio. Apro parentesi: nettissimo anche il rigore del raddoppio, chi cerca spunti polemici partendo dai 14 penalty in campionato dovrebbe valutare sul campo le decisioni arbitrali dei 14 casi e scoprirebbe che c’è molto poco a cui appellarsi. 

2. Meno bravo Pioli nel mandare in campo contemporaneamente sul 2 a 0 tre giocatori al rientro e privi del ritmo partita (Mandzukic, Krunic e Bennacer), dando alla squadra il messaggio che la partita fosse finita. Il Milan stacca la spina e Poli riapre la partita generando un’incredibile sofferenza negli ultimi minuti.
3. Soprannaturale Donnarumma, che già nel primo tempo aveva compiuto due interventi prodigiosi con altrettanti attaccanti bolognesi soli davanti a lui. La parata sul colpo di testa di Soriano, che nega il pareggio in rimonta, ha del miracoloso. Ed è una parata di quelle che davvero profumano di scudetto. Proprio come il gol di N’Gotty, sempre a Bologna,, nel 1999, anche allora prima gara del girone di ritorno, con il debutto in porta di Abbiati, altro grande numero uno della storia rossonera. Pensate che Gigio sarebbe nato esattamente un mese dopo quella partita. Non ce ne voglia il buon Christian ma Donnarumma, alla stessa età di quell’Abbiati, è già uno dei portieri più forti del mondo e rischia seriamente di diventare uno dei migliori della storia del calcio.

Veniamo adesso al discorso Ibrahimovic, concentrandoci esclusivamente su quest’ultimo periodo e omettendo di ribadire per l’ennesima volta la straordinaria importanza che ha avuto il suo ritorno nel ridare la dignità sportiva della grande squadra a questo Milan. A Bologna Ibra sbaglia l'ennesimo rigore stagionale, che per sua fortuna non si rivela decisivo. L’errore dagli 11 metri denota ancora una volta la mancanza di serenitá di Ibra delle ultime partite, ma soprattutto contraddice quanto lui stesso aveva dichiarato dopo il terzo errore stagionale: "I prossimi li lascerò a Kessiè" aveva detto lo svedese. Forse a Bologna Ibra si presenta sul dischetto per lasciarsi alle spalle l’enorme polemica suscitata dal “saloon” di cui è stato protagonista nel derby, ma questa è un’aggravante, non una scusante. Da grande leader qual è e quale ha dimostrato di essere, Ibra avrebbe dovuto lasciare l’incombenza a Kessiè, cosa che poi ha giustamente fatto nella ripresa. Ibra dovrebbe sempre avere a cuore il bene della squadra e come lui stesso ha detto, in questo momento il bene della squadra è lasciare i rigori all’ivoriano, che ha dimostrato di essere un vero cecchino. Purtroppo nelle ultime settimane non è la prima volta che a Ibra capita di pensare prima a se stesso che alla squadra. Era già capitato dopo Milan-Atalanta quando aveva criticato allenatore e compagni per la sconfitta, senza assumersi colpe e soprattutto durante il derby, quando si era innervosito per un alterco con Lukaku e si era fatto espellere determinando l’eliminazione dalla Coppa Italia. Questo non significa che Ibra non sia fondamentale per questo Milan e che non lo sia stato anche a Bologna, ma sarebbe meglio che colmasse una volta per tutte le sue storiche lacune, soprattutto in questa fase decisiva del campionato. Società e allenatore hanno fatto benissimo a schierarsi apertamente con il loro bomber e trascinatore testimoniando una grande unità del gruppo. Ma, siccome conoscono molto bene Ibra e sanno che quando la pressione degli obiettivi stagionali sale alle stelle, a lui capita di andare fuori giri, dovrebbero fare di tutto per arginare il più possibile gli effetti collaterali che ogni tanto emergono dalla cura Ibra. Quella che, non dimentichiamolo, ha rivitalizzato questo Milan. Che dopo anni di anonimato, è e resta sempre più primo in classifica.