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Temo che Allegri non abbia più niente da dare al Milan, ma il peggio è che nemmeno il Milan può più dare niente al tecnico. La squadra non c'è, non è mai esistita, non è stata nemmeno pensata. Si è insistito sui problemi di modulo, si è pensato che giocando da vecchio Milan potessero tornare i vecchi risultati, ma è stato un altro errore. Montolivo e Ambrosini da soli dietro quattro attaccanti saranno sempre in difficoltà e allargheranno la difesa alle spalle.

Non è una questione di modulo, ma di uomini. Il Milan ha buoni giocatori senza personalità e cattivi giocatori con un po' di grinta. È vero che adesso va molto male, ma arrivasse quinto-sesto, avremmo trovato la soluzione? Sinceramente no. La realtà è che un Milan lungo vent'anni è finito ed è finito nel momento in cui non poteva essere rinnovato. È stata la doppia causa ad annientare il programma. Mettere tutto sul conto di Ibrahimovic e Thiago Silva significa vedere la parte ovvia del problema. El Shaarawy ha segnato quest'anno su azione quasi il doppio dei gol di Ibrahimovic, gol nuovi, fuori dal conto. Un vero altro Ibrahimovic, ma non è servito a niente.

È la squadra che manca, il gruppo, conoscere tutti insieme l'importanza di essere il Milan, la vecchia arroganza, la presunzione dei ricchi, il piacere di poter essere anche ingiusti perché quella differenza il Milan se l'è comunque conquistata lungo la strada. Quell'aria da monastero di lusso e vago libertinaggio morale che porta a stringersi per fare tutt'uno con la società. È quel Milan che non c'è più, ed era quello la grande invenzione di Berlusconi e la vera costruzione di Galliani. Oggi il Milan è una squadra normale, può vincere o perdere come chiunque perché ha i problemi di chiunque. Ha perso l'illusione di essere immortale.

Quali sono allora le colpe di Allegri in questa situazione? Che è sfinito, non più in grado di dare energia, completamente collassato sull'impossibilità di fare del Milan una squadra all'altezza. Ha cambiato 26 giocatori in 12 giornate, ha inventato difese a tre, a quattro e a cinque; squadre di mediani e di fantasisti, ha messo Boateng all'ala e a fare il centravanti, ha tenuto immobile soltanto Abbiati. Non ha risolto niente, tutto gli è sempre tornato indietro. Non è solo colpa sua, ma se vince la malattia, bisogna ascoltare un altro medico. Non è cattiveria, è un dovere. E in fondo anche Allegri porta con sé la stessa aria di normalità che rende insopportabile questo Milan. Ha cercato di rinnovarlo con dosi massicce di farmaci inconsueti al Milan (serena ingratitudine tecnica verso Pirlo, Seedorf, Inzaghi, Gattuso), ha preferito una squadra con meno qualità nella speranza di controllarla meglio. È andata bene per un po', è caduto tutto quando anche l'ultimo Milan è sparito. In sostanza, il Milan di Allegri non è mai nato. Ha confuso il colpo di coda del vecchio Milan per una sua conquista. La crisi di Berlusconi ha fatto il resto.

Ora è il momento di essere chiari. Serve una squadra pratica perché la qualità che ha non basta a coprirla. Serve un commissariamento tecnico. Servono soluzioni tecniche da punti, non da spettacolo perché questo Milan non è da spettacolo. E serve un allenatore che sappia gestire non una rifondazione ma un'emergenza. E serve subito. Nel frattempo l'Inter ribadisce la pessima domenica di Milano perdendo nettamente a Bergamo. Gli effetti della vittoria a Torino sono svaniti in un attimo.