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Torna a parlare Jesus Suso, esterno del Milan. Intervenuto ai microfoni di SportWeek, lo spagnolo ha parlato delle critiche dei tiosi: "Penso che le responsabilità debbano prenderle i giocatori forti, quelli dai quali la gente si aspetta che facciano la differenza, più e meglio di altri. Per me non c’è problema. Se mi chiedono: “vuoi prenderti responsabilità?”, io rispondo di sì. Credo di aver fatto molto bene anche in situazioni di difficoltà della squadra, ma ripeto: so che queste prime giornate di campionato non sono state positive né per me, né per tutto il Milan".

SUL SALTO DI QUALITA' - "Non esiste un punto in cui uno possa dire: sono arrivato. Si può sempre migliorare. A volte dipende dall’annata. È vero anche che in questi ultimi tempi abbiamo avuto cambi societari che hanno inciso a livello mentale, ma adesso con Elliott siamo tranquilli. Perciò sono sicuro che possiamo fare bene: abbiamo tutte le caratteristiche per riuscirci. A volte, è semplicemente una questione di tempo, anche se nelle grandi squadre non ce n’è mai. Ma siamo sulla strada giusta e con il nuovo allenatore le cose andranno meglio".

SUL MILAN - "Siamo un gruppo giovane, consapevole di dover crescere. La gente finora si è comportata benissimo. Dimostrando molta pazienza. L’anno scorso siamo arrivati a un punto dalla Champions, non si può dire che abbiamo fatto male. In questa stagione abbiamo cominciato male, ma c’è tempo per recuperare. A me piace tanto stare qua. Potevo andar via per due anni di fila, e non l’ho fatto. Sono rimasto qui perché così volevo. Io sono costato zero: per essere costato niente, credo che il mio rendimento al Milan sia stato buono. Quindi, se mi chiedi se sono contento di quel che ho dato, ti rispondo: sì, molto".

SUL SUO RENDIMENTO - "Il fatto è che io non devo dimostrare niente. Se un calciatore non viene criticato è perché da lui non si pretende niente. È stato criticato Cristiano Ronaldo, viene criticato Messi quando gioca nell’Argentina. Se devo dire che mi piace essere criticato, dico no, a nessuno piace, ma è una cosa che nel calcio esiste. Solo, non capisco chi allo stadio insulta. Non è giusto offendere chi sta facendo il proprio lavoro, ma mi rendo conto che chi paga il biglietto può dire ciò che vuole. I fischi e gli insulti non mi smontano. Lavoro con la testa per rimanere concentrato sulla partita. Continuo a provare le mie giocate, perché, se non le provo, non riusciranno mai. Ma, se solamente ne riesce una, è un gol oppure un assist".

SULLA SUA 'MATTONELLA' - "Fino alla prima partita di campionato, a Udine, per tutti potevo giocare trequartista. Dicevano che Giampaolo mi aveva trasformato, che stavo dimostrando di poter fare quel ruolo. Poi è bastata una partita fatta male, una sconfitta, ed è venuto tutto giù. Perché? Ah, io non lo so. Sarà stato per motivi tattici o psicologici. Ma non da parte mia. In quella posizione, al centro dietro le punte, io posso stare. Ovviamente mi piace più stare a destra, ma non ho nessun problema a giocare dentro al campo".

SUL SINISTRO - "E il cross di destro per Calhanoglu contro il Brescia, dopo essere arrivato fino a fondo campo invece di rientrare? E il gol nel derby di tre anni fa, con doppio dribbling su Miranda in area e destro a incrociare sul palo lontano? Però, se riesco a liberarmi e calciare con il sinistro, perché devo andare sul destro?".

SUL RENDIMENTO CHE CALA IN INVERNO - "Perché a novembre-dicembre inizio a soffrire di pubalgia. Quest’anno ho cominciato a sentire male all’adduttore già a settembre, contro la Lazio non ho giocato per lo stesso motivo. È un problema che mi si ripresenta ogni anno e che non si riesce a risolvere".