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Chi si ricorda di Paulo Futre? I non giovanissimi di sicuro, perché transitò anche in Italia con le maglie di Reggiana e Milan. Il portoghese era un grande calciatore della seconda metà degli anni Ottanta, prima che gli infortuni frenassero una carriera destinata a regalare grandi successi. Giudizi oggettivi, perché Futre a 21 anni arrivò secondo nella classifica del Pallone d'oro e vinse da titolare e stella una coppa Campioni con il Porto. Ma perché ne parliamo oggi? Semplice, perché Futre fu protagonista di una storia molto simile a quella che sta vivendo ora Carlos Tevez.
 
E' l'inverno del 1993, il nazionale portoghese sta per compiere 27 anni e gioca nell'Atletico Madrid. Il suo sogno, però, è tornare nel suo paese, da cui manca da 6 anni. Si attiva così per trovare una sistemazione in Portogallo, benché Jesus Gil e Luis Aragones non lo vogliano lasciare andare. Il Porto, che lo vide grande, non è disposto a ingaggiarlo. Ad alto livello restano le due squadre di Lisbona, lo Sporting e il Benfica. Futre ha una preferenza netta per i biancoverdi (di cui tra l'altro è tifoso e prodotto del vivaio). Il presidente del club Sousa Cintra dichiara pubblicamente di volerlo portare a casa e la cosa sembra ormai fatta. 
 
All'improvviso nella trattativa si intromettono, però, i rivali del Benfica. L'Atletico Madrid non trova l'accordo con lo Sporting e i cugini lavorano nell'ombra avvicinando Futre in un hotel in cui alloggia con il padre. Il fantasista mancino si rende conto che lo Sporting non può accontentare l'Atletico e alla fine cede alle lusinghe. Firma con il Benfica e scatena il dibattito: traditore o no? Ancora adesso il tifo dello Sporting si divide.
 
Ma la storia non finisce qui. Poco tempo dopo, arriva il derby di Lisbona. Futre è titolare con la maglia numero 10. Dall'altra parte gioca un certo Figo. Finisce 1-0 per il Benfica. Chi segna? Domanda inutile, naturalmente lui: Paulo Futre, con un gran sinistro dal limite. Occhio Milan, il passato si studia perché a volte si ripete...