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Ogni giorno guardo e riguardo la classifica di Serie A e non mi sembra vero. Il Milan è davvero in testa e, incredibile a dirsi, ci resterà anche se dovesse clamorosamente perdere nel posticipo contro la Roma. Il primato non è un caso e non è arrivato per caso ma al termine di un ciclo di 20 partite cominciato dopo il lockdown di primavera. Queste 8 vittorie di fila tra campionato ed Europa League hanno però fatto crescere a dismisura maturità e consapevolezza di forza della squadra di Pioli. Principalmente per tre motivi. 

Primo: il Milan sta incassando pochissimi gol e questo è il modo migliore per acquisire certezze in quello che si fa sul campo. Secondo: metà di queste vittorie sono arrivate addirittura senza Ibra, imprescindibile anima e trascinatore della rinascita rossonera. Terzo: le cosiddette “seconde linee” stanno dimostrando il loro valore smentendo quello che tutti pensavamo, cioè che non fossero all’altezza. Per tutti questi motivi, pur continuando a ritenere che lo scudetto non possa essere un obiettivo e che sia invece un sogno in questa stagione, per la prima volta dico che se arrivassero altre tre vittorie fino alla prossima sosta delle nazionali, allora dovremmo iniziare a crederci sul serio
Di queste tre partite la più difficile è sicuramente quella contro la Roma. Non credo che l’entusiasmo del derby e del primato abbia travolto Milanello e da questo punto di vista sia Pioli sia Ibra, in modo diverso, sono due ottimi regolatori delle emozioni. Anche per un gruppo molto giovane come quello rossonero. Per questo motivo spero che il Milan non parta all’assalto della Roma, ma che invece cerchi di aspettarla proprio come ha fatto una settimana fa contro l’Inter. Aspettarla per poi colpire in velocità. Da questo punto di vista l’assenza di Calhanoglu e la sua capacità di far ripartire velocemente l’azione dopo la riconquista del pallone rischia di farsi sentire ma è inutile e controproducente lamentarsi. Il Milan quest’anno ha già fatto a meno di Romagnoli, di Rebic, di Ibra e ora di Calha. Questo non è l’anno del lamento, anzi Pioli ha mostrato a tutti come si può andare avanti a testa bassa senza tirare in ballo le assenze. La gara contro i giallorossi rimane molto complicata, anche perché quando si è in testa la posta in palio è alta a ogni giornata. Soprattutto se non si è abituati a certe quote di altitudine. 

Il Milan è reduce da 8 vittorie di fila, ma, come è logico e fisiologico, prima o poi la battuta di arresto arriverà. Ecco proprio quel primo stop dopo un lungo periodo sarà il banco di prova più importante e deprimente per Ibra e compagni. Finora la squadra di Pioli ha visto crescere le proprie certezze partita dopo partita. Non perde da 20 gare e, per una squadra come il Milan degli ultimi anni, 20 gare senza sconfitte sono un’eternità. La prima sconfitta rischierà di togliere parte o gran parte delle certezze accumulate in questi mesi. Ecco, quello sarà lo scoglio più difficile da superare per raggiungere la piena maturità. Pioli dovrà essere bravissimo a gestire quella prima sconfitta perché solo da una perfetta gestione di quel primo passo si capirà se davvero Ibra e compagni possono lottare fino in fondo alla caccia di un obiettivo che in questo momento è più grande di loro.