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Siamo alla vigilia della partita decisiva, della prima partita decisiva. Dopo i gravi passi falsi delle ultime due sfide di campionato, il Milan è di fronte a un bivio. Da una parte la vittoria, che aiuterebbe la squadra ad affrontare il delicatissimo incontro di domenica 9 maggio, avversaria la Juventus, con una condizione psicofisica migliore, con conseguente crescita di autostima e convinzione, oggi ai minimi termini. Una delle caratteristiche del gruppo di Pioli, fino a metà febbraio, sconfitte contro Spezia e Inter a parte, era stata infatti, proprio il senso di forza, di sicurezza, quasi di invincibilità. Oggi invece scendono in campo giocatori, spesso incerti quasi confusi, che all’improvviso si sono sentiti proiettati in una realtà, la lotta per arrivare in Champions League, che non si aspettavano di affrontare.

Situazione ancor più complicata, vista la perdurante assenza di Ibrahimovic, il punto di riferimento tecnico, tattico ma soprattutto morale di questo Milan. Per fortuna dei rossoneri, contro il Benevento, rientra il Campione svedese, che, anche se logicamente non al  massimo della sua condizione, può essere il rimedio a questo mal di fiducia. Sembra incredibile leggere critiche a Ibra, eppure qualcuno lo vorrebbe fuori dal progetto Milan, per la sua età, pensando che i plenipotenziari del mercato siano così stolti da affidare al solo Zlatan le sorti del futuro attacco rossonero. Il giocatore di Malmoe verrà certo  affiancato da un’altra punta centrale, per potenziare, numericamente e qualitativamente, il reparto milanista. Anche lo svedese  si è comunque reso conto che il suo impiego debba essere ben gestito, per evitare i troppi stop di questa stagione. 

Quando al suo ingaggio, preferisco pagare sette milioni, bonus compresi, a un fuoriclasse dentro e fuori dal campo piuttosto che pagarne due o tre per buoni attaccanti, ma che non contribuiscono alla crescita del gruppo presente e futuro.  Eravamo fermi al bivio. Imboccare l’altra via, quello di un risultato negativo, avrebbe il dolorosissimo significato di una quasi irrecuperabile resa, difficile da rimediare. Voglio  però pensare positivo. Alle negatività, ci sono loro.
Eccole, le aspettavamo da tempo comparire sopra il cielo di Milanello le prefiche, piangenti al funerale del Milan. Scomparse per lunghi mesi, e non ne sentivamo nostalgia, riappaiano ai primi momenti di difficoltà. Allenatore, ovviamente da cacciare. Management ritenuti incapaci, giocatori ritenuti scarsi e poi quel Calhanoglu che non ride e che non firma. Quell’Ibra che firma e che non gioca. Infine quel Donnarumma  che invece ride, ma anche lui non firma. Loro hanno le idee chiare. Loro sanno che sarà un mercato al risparmio.  Loro sanno che Donnarumma andrà alla Juventus. 

Apro una parentesi. Crederò all'incredibile e nefasta ipotesi solo quando lo vedrò in maglia bianconera. Significherebbe che non ho capito nulla di quello splendido ragazzo, del più forte portiere del mondo, disponibile e educato con tutti, che si è sempre professato grande cuore rossonero . Chiusa la parentesi. Per vederle ritornare da dove sono venute, indesiderate ospiti, il Milan ha una sola arma: vincere, vincere, vincere. Certo le critiche sono logiche e inevitabili, perché la delusione è tanta. Sono uscito da Roma angosciato dal risultato, dalla classifica, dai gol subiti, più che dalle decisioni dell’arbitro Orsato e dal sorriso di Gigio Donnarumma.

Oggi però  non mi interessa nulla della Superlega, dei rinnovi, delle critiche. Oggi riverso la mia energia solo a pensare positivo e ad augurarmi che il Milan superi il Benevento, magari con qualche gol di Ibrahimovic, perché io tifo per il Milan, perché io  amo il Milan. E poi … si sa, appena torna la luce scarafaggi e prefiche scappano lontani!