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Mi è venuto un dubbio, poi,  dopo un breve controllo,  è diventato certezza. Il Milan sta attraversando il periodo più negativo da quando il campionato italiano si gioca a girone unico, stagione 1929-1930. In 91 anni  mai il club rossonero era arrivato sotto il quarto posto per  ben sette anni consecutivi.  Era successo anche dal 1980 al 1986, ma i rossoneri avevano  disputato due stagioni in Serie B. Il dato quindi non è paragonabile. Numeri sorprendenti, amari, incredibili, insopportabili. Con l’aggravante che, nelle ultime tre stagioni, gli investimenti per rafforzare la rosa siano stati massicci, anche se purtroppo poco fruttiferi. 

Le ragioni di questo cammino desolante vengono dai tre cambi di proprietà, quindi da una totale mancanza di continuità a tutti i livelli, a causa  ovviamente della conseguente continua rotazione di management e di allenatori. Questa caduta su questo metaforico ghiacciaio ripido e tagliente deve essere fermata. E’ necessario che qualcuno usi una picozza per infilarla nella neve e impedire di finire nel precipizio di un altro anno deludente. Non so se l’attrezzo debba essere usato dagli uffici di Londra o dal quarto piano di Milano, ma attendiamo segnali forti in questo senso, cioè idee chiare, progetti ambiziosi, strategie precise. E’ inutile negare che la maggioranza dei tifosi rossoneri abbia ancora pochissima fiducia nell’attuale dirigenza, soprattutto perché poco presente mediaticamente, restia a spiegare, a parlare, ma soprattutto incerta nei fatti concreti.
"Casa Milan" poteva cogliere l’opportunità di proseguire il rapporto con Rino Gattuso, che ,tra mille difficoltà, era riuscito a risvegliare il vecchio orgoglio milanista. Sarebbe stato sufficiente aiutarlo nei momenti più complicati, regalargli la giusta fiducia, accontentarlo in qualche suo desiderio. Il tecnico calabrese si è  invece trovato solo, nelle sue scelte, nel suo lavoro, costretto così a rinunciare all’incarico più emozionante della sua carriera. Oggi ha rimesso in carreggiata il Napoli ed è monitorato dagli osservatori di tutti i più importanti  club d’Europa. E’ stato certamente questo l’errore più grave dell’attuale management. "Chi guarda al passato, non ha futuro", ha detto però  un saggio. Allora voltiamo ancora una volta pagina e cerchiamo di capire quali siano le prime mosse urgenti. Insomma il colpo della… picozza! 

Più che soffermarmi sul nome di Rangnick, sulla possibilità che rimanga Pioli, molto, molto difficile, oppure ipotizzare una terza scelta, la mia speranza è una sola, un’altra. Quella che cominci finalmente a partire un progetto valido, che cominci  a intravedersi questa salita,  pur ardua e complicata. Gradino dopo gradino.  Gli  appassionati  milanisti vogliono tornare a credere in qualcosa. Non solo nelle maglie, nella storia, nel blasone, nel Milan come essenza, ma in un Milan che offra un motivo per ritenere  che la nuova proprietà voglia il bene di un Club glorioso. Proprietà che, pur versando giorno dopo giorno 230 mila euro nelle casse per la gestione ordinaria, pur avendo investito soldi veri sul mercato,  fatti meritori e poco sottolineati, non riesce paradossalmente a placare il forte scetticismo, la poca fiducia nel suo operato. Sentimenti giustificati da scelte  a volte contraddittorie e, ripeto, anche da una comunicazione, ai massimi livelli di Casa Milan, rarefatta e insufficiente. Le prossime mosse ci diranno se qualcosa stia cambiando o il record andrà aggiornato in peggio. Sono questi i  giorni decisivi per la storia del Milan!