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E’ ormai una tradizione come le luminarie di Natale. Quando si accendono le  città per ricordare che siamo ormai prossimi alle feste di fine d’anno, una luce meno allegra illumina  la faccenda che riguarda il contratto e il rinnovo di Gigio Donnarumma. E, sempre come da tradizione, cominciano anche le discussioni tra i tifosi del Milan. Chi sostiene che, con una adeguata contropartita economica o tecnica, il giovane Gigio debba essere ceduto perché, in fondo, non è che un giocatore come un altro. Altri, come me, rifuggono dall’idea che l’unico vero fuoriclasse possa lasciare il club, sia per questione di orgoglio che per una questione meramente tecnica.    

Non vedo l’ora di imitare Riccardo Garrone che, nel celebre film "Vacanze di Natale", dopo aver aperto i regali esclama: "Anche questo Natale ce lo siamo tolti dalle p….!". Mi auguro, anche se non sono così sicuro, che le parti si incontrino presto per risolvere lo spinosissimo problema, perché anch’io, come Garrone, possa dire: "Per qualche anno questo problema del contratto di Gigio ce lo siamo tolti dalle p….!". Al centro delle polemiche sempre la figura di Mino Raiola, che comunque deve curare gli interessi del suo assistito e che, per me giustamente, vuole capire quale sia la futura carriera che attenda il ragazzo. Il Milan infatti deve “meritare "di continuare ad avere nella sua rosa il futuro portiere più forte al mondo. Al procuratore italo-olandese i dirigenti rossoneri devono dunque illustrare  strategie chiare non solo a parole, ma anche con i fatti.

Un campione come il portiere milanista deve ambire a grandi traguardi, affiancato da giocatori di prestigio, da grandi professionisti dalla mentalità vincente. Certo, il cammino non né semplice né veloce, ma è comunque importante che si cominci a mettere le basi per la una lenta ma graduale risalita. In caso contrario, non avrei nulla da rimproverare al desiderio di Donnarumma di trasferirsi in club estero dalle grandi ambizioni. Non ho scritto “estero” a caso, perché mi auguro che, nel caso di cessione, venga evitata  ai già provati tifosi del Milan l’onta di vederlo in un’altra squadra italiana. Non voglio tralasciare il discorso però riguardante il lato economico, che complica ulteriormente la trattativa e non aiuta a capire quale sia il destino finale di Gigio. 

Il fondo Elliott sta già capendo che le questioni di principio non portano a nulla di positivo. Ricordo un insegnamento dello scienziato Charles Darwin: "Non è la più forte della specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti!". La linea dei giovani può essere valida come principio generale, ma già Gattuso, poi Maldini e Boban, avevano indicato, a ragione, la necessità di inserire qualche giocatore esperto, come punto di riferimento per la rosa. Sembra che la possibile apertura all’acquisto di Zlatan Ibrahimovic vada in questo senso. Tornando a Donnarumma, il costo dell’ingaggio è  molto elevato, come però quello dei top players mondiali, giovani o non giovani. Sarebbe offensivo chiedergli  una riduzione dello stipendio - perché poi? - ma nutro la speranza che si possa trovare una soluzione che salvaguardi le casse rossonere e le esigenze del portiere. Come diceva Darwin, i dirigenti di Casa Milan devono essere reattivi al cambiamento. Uscire dunque dai giustamente rigidi parametri relativi agli ingaggi per non perdere un grandissimo giocatore come Donnarumma!