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“Nulla cambia anche se tutto è cambiato”. Mi ispiro a Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, adattando la frase pronunciata da uno dei protagonisti Tancredi Falconeri, per sintetizzare l’eterno momento del Milan. Troppo facile attribuire la colpa di un’altra serata triste, che segue settimane tristissime, a Conti, Suso oppure a Biglia, magari a Pioli, ai dirigenti, alla sfortuna o al caso. Troppo facile perché le partite amare, dolorose, beffarde, brutte sono ricorrenti da troppe stagioni, con management, allenatori e giocatori differenti. Eppure abbiamo ancora nel cuore e negli occhi un pareggio ancor più sconsolante, perché figlio del miglior primo tempo del campionato, in generale di una buona prestazione. Il lavoro che attende Stefano Pioli è improbo, perché ho visto i primi piani dei giocatori, a fine partita, che raccontavano di una forte delusione, di una atroce amarezza. 

Il paragone con il recente match di Torino regge, eccome se regge! Invidio coloro i quali abbiano già trovato la soluzione al problema, che probabilmente ha radici profondissime, perché non sono questi i protagonisti delle sconfitte di qualche anno fa con il Verona, l’Empoli e il Benevento già retrocessi, i pareggi contro Carpi e Frosinone, per ricordare altre brutali risultati. In panchina non sedeva Pioli, in tribuna non assistevano alle partite Gazidis o Boban o Maldini, in campo non giocavano Biglia o Kessie. Mandiamo via tutti ancora una volta? Cambiamo tutto perché nulla cambi? E’ necessario trovare il nocciolo di una crisi infinita, ricercare una soluzione attuabile, perché facile attribuire la colpa al fondo Elliott, dopo quella dei Cinesi o agli ultimi anni della gestione di Silvio Berlusconi. Forse il punto di partenza l’aveva individuato Rino Gattuso, al quale non è stata data la giusta fiducia.

L’allenatore calabrese sosteneva di aver messo le basi per un ricostruzione fattiva e prospettica. Chiedeva disperatamente tre giocatori di esperienza e di livello. Solo tre, non una rivoluzione! Risposta negativa, inconcepibile risposta negativa. I finali delle partite come quella contro il Lecce devono essere gestite da giocatori di lungo corso, ma anche freschi e reattivi. Biglia era stanchissimo, ma non sono sicuro che Bennacer, più giovane e brillante, avrebbe regalato certezze ai compagni in affanno. Si riparte dunque da una classifica disastrosa, con il Milan al dodicesimo posto, prima di affrontare Roma, Spal, Lazio, Juventus e Napoli. Invocare la calma, ormai non è più di moda. Mi auguro che le scelte di Pioli vegano aiutate dalla partita di domenica sera. Non resta che affidarsi a lui perché finalmente qualcosa cambi. Non esistono altre vie in questo momento!!!